La torre pendente di Pisa

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Torre pendente di Pisa vista dal basso con l'inclinazione di 3,97 gradi e le logge in marmo bianco
Torre pendente di Pisa vista dal basso con l'inclinazione di 3,97 gradi e le logge in marmo bianco

Salire la Torre di Pisa non è camminare in linea retta. Dopo i primi gradini il corpo capisce prima della testa: la scala a chiocciola pende, il piede cerca un appoggio che la pietra non offre più dove dovrebbe stare. Sul lato sud i gradini sembrano risucchiare verso il basso, sul lato nord respingono in salita. Non è un’illusione ottica — è l’inclinazione di 3,97 gradi che entra nei muscoli. Il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta, in Piazza del Duomo a Pisa, pende da prima ancora di essere finito. Iniziata nel 1173, conclusa nel 1372, alta 56,67 metri sul lato più basso, ha attraversato otto secoli con un cedimento del terreno che nessuno ha mai voluto raddrizzare del tutto.

Origini e fasi costruttive

La decisione fu della Repubblica marinara di Pisa, all’apice della potenza commerciale dopo le vittorie su saraceni e genovesi nel Mediterraneo. Il cantiere aprì il 9 agosto 1173 sotto la direzione, secondo la tradizione, di Bonanno Pisano — anche se gli studi recenti propendono per Diotisalvi, già autore del Battistero. I lavori si fermarono nel 1178, quando la torre aveva raggiunto il terzo ordine: il terreno argilloso aveva già iniziato a cedere sul lato meridionale. Quella sospensione, durata quasi un secolo, si rivelò involontariamente decisiva: il sottosuolo ebbe il tempo di consolidarsi sotto il peso parziale, una stabilizzazione che nessun progettista aveva previsto e che probabilmente salvò la struttura. Nel 1272 Giovanni di Simone riprese il cantiere correggendo la pendenza con piani inclinati in senso opposto — un tentativo di compensazione visibile ancora oggi nelle curvature della muratura. Una seconda interruzione seguì la sconfitta della Meloria del 1284. Solo nel 1372 la cella campanaria, opera di Tommaso Pisano, chiuse l’edificio dopo 199 anni di cantiere intermittente.

Forma, materiali e caratteristiche

Vista dal Camposanto la torre appare come un cilindro che ha smesso di obbedire alla verticale. La pianta è circolare, con diametro esterno di 15,48 metri, articolata su otto livelli: il basamento cieco con arcate ornamentali, sei ordini di logge a colonnine binate, la cella campanaria sommitale. Il materiale dominante è il marmo bianco di San Giuliano, cavato sui Monti Pisani a pochi chilometri dal cantiere, alternato a inserti di marmo grigio scuro estratto nelle cave della Versilia. Lo stile è romanico pisano, lo stesso delle due strutture adiacenti. Le 207 colonnine delle logge non sono identiche: variano per diametro e finitura, segno dei tempi di esecuzione dilatati su quasi due secoli — e si vede, se ci si ferma a guardare da vicino le campate centrali. Le fondazioni sono profonde appena tre metri, appoggiate su uno strato di sabbia e argilla satura d’acqua. Il peso complessivo supera le 14.500 tonnellate.

Eventi storici e trasformazioni

Il momento di massima minaccia arrivò nel gennaio 1990. Il Ministero dei Lavori Pubblici chiuse il monumento al pubblico: l’inclinazione aumentava di 1,2 millimetri all’anno e i calcoli prevedevano il collasso entro pochi decenni. Si aprì il cantiere di consolidamento più documentato del Novecento, diretto dal comitato presieduto dall’ingegnere geotecnico Michele Jamiolkowski. Tra il 1993 e il 2001 furono asportate 70 tonnellate di terreno dal lato nord con la tecnica della sottoescavazione, riducendo la pendenza di circa 44 centimetri. La torre fu riaperta il 15 dicembre 2001. Nei secoli precedenti aveva resistito ai bombardamenti angloamericani del 1944, a quattro terremoti documentati, e al tentativo di consolidamento di Alessandro della Gherardesca nel 1838 — che scavò un camminamento alla base aggravando il cedimento. Voleva aiutarla. Le sette campane storiche furono ripristinate dopo i restauri del 2001.

Aneddoti e curiosità

Le cronache riportano che Galileo Galilei, intorno al 1590, avrebbe condotto dalla cella campanaria gli esperimenti sulla caduta dei gravi: lasciava cadere sfere di diverso peso per dimostrare che toccavano terra contemporaneamente. La fonte è il suo allievo Vincenzo Viviani, e gli storici della scienza discutono ancora se l’episodio sia letterale o esemplificativo. Un fatto meno citato: la torre non pende in modo uniforme. Nei primi due ordini si nota una controcurva, frutto della correzione tentata da Giovanni di Simone nel Duecento, che la rende leggermente a banana in sezione verticale. La salita conta 294 gradini sul lato nord e 296 sul lato sud. La differenza dipende dall’inclinazione del piano — due gradini in più su un lato, per compensare quello che la fisica non perdona. Scavi del 1820 trovarono ai piedi della struttura una tomba con un’iscrizione attribuita a Bonanno Pisano: il manufatto è conservato al Museo dell’Opera del Duomo.

Funzione e presenza contemporanea

Dalla cella campanaria si vede la Piazza del Duomo per intero — il battistero, la cattedrale, il Camposanto monumentale, tutto insieme sul prato. L’UNESCO ha iscritto l’insieme nella lista del Patrimonio Mondiale nel 1987: i quattro edifici formano una composizione marmorea progettata come un unico spazio. Il monumento è gestito dall’Opera della Primaziale Pisana, fondazione attiva dal Medioevo, che regola gli accessi a gruppi di quaranta visitatori ogni quindici minuti. I dati ufficiali dell’Opera registrano oltre 500.000 ingressi annui alla sola torre, su circa cinque milioni di visitatori complessivi della piazza. Il monitoraggio strutturale è continuo: sensori misurano in tempo reale temperatura, vibrazioni e movimenti millimetrici. La pendenza attuale, stabilizzata dopo l’intervento del 2001, è considerata sicura per almeno tre secoli. Chi sale capisce una cosa che dal basso non si coglie: la torre non pende. Si sostiene così.