Salire la Torre di Pisa non è camminare in linea retta. Dopo i primi gradini il corpo capisce prima della testa: la scala a chiocciola pende, il piede cerca un appoggio che la pietra non offre più dove dovrebbe stare. Sul lato sud i gradini sembrano risucchiare verso il basso, sul lato nord respingono in salita. Non è un’illusione ottica — è l’inclinazione di 3,97 gradi che entra nei muscoli. Il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta, nella Piazza del Duomo a Pisa, pende da prima ancora di essere finito. Iniziata nel 1173, completata nel Trecento con la cella campanaria, alta circa 56 metri fuori terra, ha attraversato otto secoli con un cedimento del terreno che nessuno ha mai voluto raddrizzare del tutto.
Origini e fasi costruttive
La decisione fu della Repubblica marinara di Pisa, all’apice della potenza commerciale dopo le vittorie nel Mediterraneo. Il cantiere aprì il 9 agosto 1173 sotto una paternità ancora discussa: la tradizione ha a lungo indicato Bonanno Pisano, mentre una parte degli studi propende per Diotisalvi, già legato al Battistero. I lavori si fermarono pochi anni dopo, quando la torre aveva raggiunto il terzo ordine: il terreno argilloso aveva già iniziato a cedere. Quella sospensione, durata quasi un secolo, si rivelò involontariamente decisiva: il sottosuolo ebbe il tempo di consolidarsi sotto il peso parziale, una stabilizzazione che nessun progettista aveva previsto e che probabilmente salvò la struttura. Negli anni Settanta del Duecento Giovanni di Simone riprese il cantiere cercando di compensare la pendenza con piani inclinati in senso opposto — un tentativo ancora leggibile nella leggera curvatura della muratura. Una seconda interruzione seguì la sconfitta pisana della Meloria del 1284. Tra il 1350 e il 1372 la cella campanaria, attribuita a Tommaso Pisano, chiuse l’edificio dopo quasi due secoli di cantiere intermittente.
Forma, materiali e caratteristiche
Vista dal Camposanto, la torre appare come un cilindro che ha smesso di obbedire alla verticale. La pianta è circolare, con diametro esterno di circa 15,5 metri, articolata su otto livelli: il basamento cieco con arcate ornamentali, sei ordini di logge a colonnine binate e la cella campanaria sommitale. Il materiale dominante è il marmo bianco, lavorato secondo il linguaggio del romanico pisano e accostato agli altri edifici della piazza. Lo stile è quello dei grandi cantieri medievali della città, lo stesso universo architettonico a cui appartengono la cattedrale e il battistero. Le colonnine delle logge non sono tutte identiche: variano per diametro, finitura e resa della superficie, segno di un cantiere durato generazioni. Le fondazioni sono poco profonde rispetto al peso dell’edificio e appoggiano su un terreno di sabbia e argilla satura d’acqua. Il peso complessivo supera le 14.000 tonnellate.
Eventi storici e trasformazioni
Il momento di massima minaccia arrivò nel gennaio 1990, quando il monumento fu chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza. L’inclinazione continuava ad aumentare e i calcoli indicavano un rischio concreto per la stabilità futura. Si aprì così uno dei cantieri di consolidamento più documentati del Novecento, diretto dal comitato internazionale presieduto dall’ingegnere geotecnico Michele Jamiolkowski. Tra gli interventi decisivi ci fu la sottoescavazione controllata sul lato nord, con rimozione di terreno per ridurre la pendenza senza forzare la struttura. La torre fu restituita al pubblico nel 2001, dopo un arretramento misurabile dell’inclinazione e un miglioramento delle condizioni statiche. Nei secoli precedenti aveva resistito ai bombardamenti del 1944, a diversi terremoti e anche a interventi ottocenteschi non sempre felici, come lo scavo alla base voluto da Alessandro della Gherardesca nel 1838, che finì per aggravare il cedimento. Le sette campane storiche restano nella cella sommitale, parte integrante della funzione originaria del monumento.
Aneddoti e curiosità
Le cronache riportano che Galileo Galilei, intorno al 1590, avrebbe condotto dalla cella campanaria gli esperimenti sulla caduta dei gravi, lasciando cadere sfere di diverso peso per dimostrare che toccavano terra contemporaneamente. La fonte è il suo allievo Vincenzo Viviani, e gli storici della scienza discutono ancora se l’episodio sia letterale o esemplificativo. Un fatto meno citato è che la torre non pende in modo uniforme: nei primi ordini si nota una controcurva, frutto delle correzioni tentate durante la ripresa medievale del cantiere. La salita conta circa 294 gradini, consumati dal passaggio dei visitatori e resi irregolari dalla pendenza stessa. Scavi ottocenteschi portarono alla luce presso la struttura un’iscrizione collegata alla tradizione attributiva di Bonanno Pisano: il manufatto è conservato al Museo dell’Opera del Duomo.
Funzione e presenza contemporanea
Dalla cella campanaria si vede la Piazza del Duomo per intero — il battistero, la cattedrale, il Camposanto monumentale, tutto insieme sul prato. L’UNESCO ha iscritto l’insieme nella lista del Patrimonio Mondiale nel 1987: i quattro edifici principali formano una composizione marmorea progettata come un unico spazio monumentale. Il complesso è gestito dall’Opera della Primaziale Pisana, istituzione che cura i monumenti della piazza e regola gli accessi alla torre con ingressi contingentati. Il monitoraggio strutturale è continuo: sensori e controlli periodici misurano movimenti, variazioni e condizioni conservative. La pendenza attuale, stabilizzata dopo gli interventi conclusi nei primi anni Duemila, è considerata compatibile con la conservazione del monumento per un lungo periodo. Chi sale capisce una cosa che dal basso non si coglie: la torre non pende soltanto. Si sostiene così.
Fonti
Ministero della Cultura, scheda “Torre campanaria pendente”; Comune di Pisa, scheda “Piazza del Duomo – La torre pendente”; Opera della Primaziale Pisana; UNESCO, scheda “Piazza del Duomo a Pisa”; materiali storici sulla stabilizzazione della Torre di Pisa e sul cantiere diretto dal comitato internazionale per la salvaguardia del monumento.

