Verona a piedi tra Arena, Adige e San Zeno

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Panoramica di Verona con l'Arena di Verona in primo piano e l'Adige sullo sfondo al tramonto
Panoramica di Verona con l'Arena di Verona in primo piano e l'Adige sullo sfondo al tramonto

Verona sta dentro un’ansa dell’Adige che la stringe su tre lati: il centro storico occupa poco più di un chilometro quadrato, tra i 59 e i 75 metri sul livello del mare. Da piazza Bra alla basilica di San Zeno si cammina in venti minuti, da San Zeno a Ponte Pietra in mezz’ora. Un ponte di tre giorni a piedi regge senza forzature. La città non chiede mezzi pubblici, chiede solo scarpe comode. Si passa dall’arena romana del I secolo alle piazze scaligere del Trecento, dal romanico di San Zeno al gotico del Duomo, attraversando l’Adige sul ponte più antico ancora in uso. Le tappe si succedono lungo assi pedonali leggibili, senza salti di scala né interruzioni brusche tra i diversi strati della città costruita nei secoli.

Piazza Bra e l’apertura monumentale

Si entra in città da Portoni della Bra, la doppia arcata merlata che separa Castelvecchio dalla piazza più grande del centro. Davanti si apre uno spazio anomalo: piazza Bra misura circa cinque ettari. È una dimensione che sfugge al canone delle piazze italiane chiuse — nessun lato la contiene davvero. Sul lato curvo si dispone il Listòn, marciapiede in lastre di rosso ammonitico veronese posate nel 1770 da Pompeo Sagramoso. Sul lato rettilineo il Palazzo della Gran Guardia, iniziato nel 1610 da Domenico Curtoni e completato solo nel 1853, tiene la quinta urbana con un bugnato severo. Di fronte, il neoclassico Palazzo Barbieri ospita il municipio dal 1848. La piazza è un ovale forzato dalla presenza dell’Arena, che ne occupa il vertice nord-orientale come un cuneo precedente a tutto il resto. Il perimetro totale del Listòn misura circa 550 metri: camminarlo tutto, una mattina presto, prima che arrivino i pullman, è un modo non banale di capire la scala di quello che si sta per visitare.

L’Arena e la pietra che regge i secoli

L’Arena di Verona è del I secolo dopo Cristo, costruita sotto Augusto o forse Claudio fuori dalle mura romane. L’anfiteatro misura 152 metri di lunghezza per 123 di larghezza, con un’arena interna di 75 per 44 metri. Della facciata esterna originaria resta solo l’Ala: quattro arcate sopravvissute al terremoto del 1117 che fece crollare l’anello esterno. La struttura attuale espone direttamente il secondo ordine, settantadue arcate in pietra di Valpolicella che reggono ancora la cavea. Si entra dal varco sud, si scende sull’arena, si risale sui gradoni. La pietra è levigata da duemila anni di passaggi — non è una metafora, è una questione di superficie. Dal 1913 ospita la stagione lirica estiva, inaugurata con l’Aida per il centenario verdiano. La capienza raggiunge i 14.000 spettatori nelle serate d’opera: da agosto i sedili recano cuscini neri. Di giorno la pietra resta nuda, e il silenzio interno è diverso da quello di qualsiasi altra piazza della città. Si esce verso via Mazzini.

Via Mazzini e l’arrivo nel foro romano

Via Mazzini è lunga 350 metri, larga in media sette. Pedonalizzata dal 1980, è l’asse commerciale principale che collega Bra alle Erbe. Le insegne stanno in vetrine ottocentesche dietro facciate cinque-seicentesche; il selciato è in trachite euganea posata a corsi paralleli. Si arriva in Piazza delle Erbe da sud-ovest: è lo spazio del foro romano, di cui conserva la pianta rettangolare — 150 metri per 25, lato lungo orientato est-ovest. Al centro si allineano la fontana di Madonna Verona del 1368, voluta da Cansignorio della Scala, la colonna di San Marco del 1523 con il leone alato, e la capitello trecentesca. Sui lati, le facciate affrescate delle case Mazzanti mostrano la moda quattro-cinquecentesca dei palazzi dipinti: colori sbiaditi, figure appena leggibili, qualcosa che sembra stia per scomparire da un momento all’altro. La piazza è ancora mercato all’aperto. Le bancarelle bianche aprono dal mattino e resistono fino alle diciannove, ogni giorno dell’anno salvo maltempo — il foro romano più frequentato d’Italia, probabilmente senza che nessuno ci pensi.

Piazza dei Signori e il quadrilatero scaligero

Si passa dalle Erbe ai Signori sotto l’Arco della Costa, basso voltone con appesa una costola di balena di provenienza ignota, presente almeno dal Cinquecento. Nessuno sa con certezza come ci sia arrivata. Piazza dei Signori si apre quasi rettangolare, 70 metri per 35, circondata da edifici di funzione pubblica trecentesca. Sul lato nord il Palazzo del Capitanio con la torre dei Lamberti, alta 84 metri, completata nel 1463 con la cella ottagonale in marmo bianco. A est il Palazzo della Ragione, romanico dell’XI secolo, ricostruito dopo l’incendio del 1218: la facciata interna mostra la scala della Ragione del 1446, gotica, in marmo rosso e bianco. A ovest la Loggia del Consiglio, rinascimentale, attribuita a Fra Giocondo, completata nel 1493. Al centro, la statua di Dante del 1865 ricorda l’esilio veronese del poeta presso Cangrande. Dalla torre dei Lamberti si sale con l’ascensore: i 84 metri restituiscono la planimetria della città in modo più chiaro di qualsiasi carta. Si esce a nord verso le Arche.

Le Arche Scaligere e la scultura come potere

A pochi metri dalla piazza, dietro la chiesa di Santa Maria Antica, sta il recinto delle Arche Scaligere: cinque tombe monumentali della famiglia che governò Verona dal 1262 al 1387. Sopra il portale di Santa Maria Antica sta l’Arca di Cangrande, morto nel 1329. La statua equestre che lo sormonta è una copia — l’originale è a Castelvecchio, al riparo. Dentro il recinto, l’arca di Mastino II del 1351 e quella di Cansignorio del 1375, entrambe a baldacchino con guglie gotiche e statue di virtù. Il ferro battuto della cancellata reca la scala scaligera, simbolo araldico ripetuto. Lo spazio è stretto. Le tombe emergono verticalmente, in un cortile dove non ci si aspetterebbe tanta altezza. Il contrasto tra la dimensione del recinto e quella delle guglie è tra le cose più fisicamente sorprendenti del centro storico — e quasi sempre la si attraversa di corsa, di passaggio verso il Duomo. Vale fermarsi un quarto d’ora in più. Si imbocca via Duomo salendo verso l’ansa dell’Adige.

Il Duomo e la sovrapposizione romanico-gotica

Il Duomo di Santa Maria Matricolare sta in fondo a via Duomo, a 200 metri dalle Arche, in una piazza laterale che si apre verso l’Adige. La facciata romanica del XII secolo presenta un protiro a doppio ordine di colonne sorrette da grifi in marmo rosso, opera del maestro Niccolò datata 1138. Sopra il portale, due statue in pietra: Orlando e Olivieri. L’interno è gotico, ricostruito tra Quattro e Cinquecento dopo i danni del terremoto: navate con pilastri compositi, cappelle laterali, e in una di queste — la cappella Cartolari Nichesola — l’Assunta del Tiziano, dipinta nel 1535. Accanto al Duomo si conservano i resti della basilica paleocristiana di Santa Elena del IV secolo, con mosaici pavimentali visibili sotto lastre di vetro. Il complesso include il battistero di San Giovanni in Fonte e il chiostro dei Canonici. La visita richiede almeno un’ora, più se si entra nel battistero: il fonte battesimale romanico è uno dei pochi in Italia ancora in posizione originale. Si scende verso il fiume.

Ponte Pietra e l’attraversamento dell’Adige

Da piazza Duomo si scende per via Pigna fino al lungadige: in cinque minuti si raggiunge Ponte Pietra, il più antico di Verona, costruito in età romana repubblicana, intorno al 100 avanti Cristo. Il ponte misura 120 metri ed è composto da cinque arcate disuguali: le due verso la riva destra in pietra bianca romana, le altre in laterizio medievale. Il 25 aprile 1945 i tedeschi in ritirata fecero saltare tutti i ponti sull’Adige, compreso questo. La ricostruzione, conclusa nel 1959, recuperò dal fiume circa il sessanta per cento delle pietre originarie e le rimontò nella posizione esatta. Sessanta per cento. Il resto è nuovo, ma nessuno te lo dice guardandolo. Vale attraversarlo lentamente, in entrambe le direzioni: la riva sinistra offre la migliore inquadratura sul colle di San Pietro, la riva destra inquadra la curva dell’Adige verso il Duomo. Sul lato opposto, in via Redentore, comincia la salita al teatro romano. Tornando indietro, si segue il lungadige verso ovest fino a San Zeno.

San Zeno tra romanico lombardo e cucina di quartiere

La Basilica di San Zeno Maggiore sta a un chilometro e mezzo a ovest di piazza Bra, oltre Castelvecchio, nell’omonimo borgo. È uno dei capolavori del romanico lombardo, ricostruita tra il 967 e il 1138 sui resti della chiesa carolingia. La facciata in tufo dorato è scandita da lesene e archetti, con un grande rosone della Ruota della Fortuna di Brioloto, scolpito intorno al 1200. Il portale è chiuso da quarantotto formelle bronzee dell’XI-XII secolo, raro esempio di scultura ottoniana e romanica sopravvissuta nella collocazione originale — ogni formella al suo posto da almeno novecento anni. L’interno a tre navate ospita il trittico di Andrea Mantegna del 1457-1459, pala d’altare commissionata dall’abate Gregorio Correr. Fuori, il borgo intorno non ha l’aria di un quartiere turistico: macellerie, un paio di osterie, qualche negozio di alimentari. Si mangia pastissada de caval, stracotto di cavallo nel vino, e risotto all’Amarone: due piatti della cucina veronese di pianura, difficili da trovare nei locali vicini all’Arena.