Giovanni Atzeni, detto “Tittia”, quarantenne sardo di Ozieri, ha vinto il Palio di Siena più di qualsiasi altro fantino in attività. Sa meglio di chiunque cosa misuri il cronometro: meno di due minuti, il tempo che qui, in Toscana, viene dedicato alla gara più antica d’Italia. Siena ha diciassette contrade, “quartieri-stato” con bandiere, chiese, musei e palii esposti come trofei. Ogni contrada ha un capitano che negozia alleanze in segreto, un priore che governa la comunità e un gonfalone con i propri colori. Per ogni corsa gareggia una selezione di dieci contrade, tra chi ha il diritto acquisito per non aver corso nell’edizione precedente e chi viene estratta a sorte. Il 2 luglio 2026 si corre il Palio in onore della Madonna di Provenzano, la più antica delle due edizioni annuali. L’altra data è il 16 agosto, Assunta. Ogni senese adulto sa in quale contrada è nato. Non ne cambia mai una, per nessuna ragione.
Le diciassette contrade di Siena
Il Palio di Siena segue un regolamento redatto nel 1729, quando il Comune ridefinì i confini delle contrade e stabilì che ne rimanessero diciassette con territori fissi. Prima di quell’anno le contrade erano oltre quaranta, distribuite sull’intero tessuto medievale. Ogni contrada ha un seggio, la sede dell’associazione e un museo dove i palii vinti sono esposti in ordine cronologico. I confini fisici del territorio di ogni contrada sono segnati nel selciato con pietre e nelle pareti con targhe. Un senese nato in Chiocciola è della Chiocciola per tutta la vita, anche se si trasferisce all’estero a vent’anni. Le rivalità si chiamano ufficialmente «nemiche»: il termine figura nel gergo codificato delle contrade. Tartuca e Civetta si fronteggiano da secoli nel rione di San Martino. In quella striscia di vicoli medievali, l’esito del Palio conta quanto un’elezione politica. La chiesa della contrada, anche quando non più parrocchia attiva, è il centro dei riti che precedono ogni corsa.
Luglio a Siena, il Palio di Provenzano
La Madonna di Provenzano è venerata a Siena dall’inizio del XVII secolo, quando un’effigie popolare della Vergine sopravvisse a un incendio nel quartiere di Provenzano. La prima corsa in suo onore è documentata nel 1633: da quel momento il 2 luglio è diventato la data fissa del Palio estivo. Sul sito sito ufficiale della manifestazione sono conservati i verbali di tutte le edizioni, comprese le sospensioni durante la Seconda guerra mondiale. Ogni edizione ha un drappellone diverso: il tessuto dipinto che costituisce il premio vero della corsa, quello che le contrade espongono nei musei con più cura di qualsiasi coppa sportiva. Per il 2026 l’artista chiamato a dipingere il drappo viene annunciato a maggio, e quella nomina segna simbolicamente l’avvio della stagione. Le prove ufficiali iniziano tre giorni prima della corsa, sono sei tornate in piazza e sono aperte al pubblico senza biglietto.
La tratta, i fantini e le alleanze
La “tratta” si svolge la mattina del giorno precedente la corsa: i dieci cavalli selezionati vengono estratti a sorte e assegnati alle contrade. Un cavallo docile vale quanto un buon fantino: nella storia del Palio alcune vittorie sono arrivate “di rimonta”, con il cavallo che taglia il traguardo dopo che il fantino è caduto in curva. Il cavallo vince per la contrada anche senza il cavaliere. Giovanni Atzeni ha dichiarato più volte: «Nel Palio il più forte non vince sempre. L’imprevedibile è l’unico risultato garantito». Jonatan Bartoletti, detto «Scompiglio», 33 anni, è uno dei fantini più ingaggiati degli ultimi anni: ha corso per dodici contrade diverse tra il 2016 e il 2025. I fantini vengono ingaggiati con trattative private nelle settimane precedenti; il compenso per una singola corsa può superare i trecentomila euro. Le rievocazioni storiche italiane sono spettacolo; questo è diplomazia medievale con premi in denaro.
La settimana del Palio, prove e cene
La settimana del Palio apre con la “comparsa”, ovvero la sfilata in costume medievale di tutte e diciassette le contrade in Piazza del Campo. Seguono le sei prove ufficiali, ognuna cronometrata ma senza effetto sul risultato finale. La sera della prova generale è quella della cena di contrada: le strade si chiudono al traffico, i tavoli escono dai portoni e ogni contrada cena insieme nel proprio territorio. Non ci sono invitati speciali: siedono i bambini appena nati in quella contrada e gli anziani che assistono al Palio da settant’anni. Alessandro Falassi, che ha dedicato quarant’anni allo studio delle contrade, scrisse che il Palio è «l’unico evento in Italia dove la comunità non si mette in scena: è già lì, ogni giorno, tutto l’anno». Il giorno della corsa, il cavallo viene portato nella chiesa della contrada per la benedizione del priore. La navata si riempie di contradaioli. Il priore fa il segno della croce sul muso dell’animale e nessuno parla.
I novanta secondi di Piazza del Campo
Piazza del Campo ha una forma a conchiglia inclinata che rende il percorso tecnicamente complesso. Il tufo steso sull’acciottolato nei giorni precedenti la corsa arriva dalle cave di Pienza: circa trenta tonnellate di terra rossa compattata, stesa e bagnata per ottenere una superficie che non sia né scivolosa né troppo dura. Il rettangolo di partenza si chiama “mossa”: una corda di canapa tesa tra due verricelli, abbassata dal Mossiere senza segnali visibili al pubblico. I dieci fantini possono restare alla mossa per ore se il Mossiere non è soddisfatto della posizione di partenza. La curva di San Martino, la più stretta del percorso, è il punto dove si concentrano cadute e rimonte: lì si decide la maggior parte dei palii, nel secondo dei tre giri. I novanta secondi dalla mossa al traguardo contengono tutto quello che le contrade hanno preparato in dodici mesi.
Il drappellone e la notte della vittoria
Quando il cavallo taglia il traguardo, la piazza si divide in due metà esatte: i contradaioli vincitori si gettano in campo tra lacrime e urla, tutti gli altri si disperdono. Il drappellone viene portato subito nella chiesa della contrada vincitrice per una funzione di ringraziamento, poi esce in corteo per le vie del quartiere. La sera della vittoria viene chiamata Cena della vittoria: il tavolo si allunga per chilometri nelle strade del quartiere, i vicini aprono i portoni e la cena può durare fino all’alba. Il cavallo vincitore dorme in una stalla allestita nel territorio della contrada per alcuni giorni, e i bambini vengono portati a vederlo. Un Palio vinto resta nella memoria della contrada per decenni; uno perso per una caduta, altrettanto. Giovanni Atzeni ha detto che ogni vittoria pesa allo stesso modo, indipendentemente da quante ne ha accumulate: il Palio non diventa routine perché Siena non lo permette.

