Cosa vedere a Palermo in un giorno: itinerario a piedi

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Facciata della Cattedrale di Palermo lungo corso Vittorio Emanuele con torri e portico gotico
TipologiaItinerario urbano
DurataGiornata intera
Tappe8
ImpegnoMedio, con visite interne

Mosaici dorati e soffitto ligneo della Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni a Palermo

Dal marciapiede di piazza del Parlamento il Palazzo Reale non appare come un edificio unitario. La fronte cinquecentesca, la Torre Pisana, i cortili e la massa della Cappella Palatina appartengono a tempi diversi, ma occupano lo stesso margine della città. Da qui il Cassaro scende verso Porta Felice e il mare; l’itinerario lo segue solo in parte, deviando verso San Giovanni degli Eremiti, il Capo, via Maqueda e Ballarò prima di raggiungere la Kalsa. È un percorso a piedi costruito sulla forma urbana: prima il recinto del potere normanno, poi le strade commerciali, le piazze aperte nel Seicento, il teatro ottocentesco e il fronte marittimo. Le otto tappe non esauriscono Palermo. Servono a leggere come la città abbia aggiunto edifici e assi nuovi senza cancellare del tutto quelli precedenti. Le distanze tra le soste restano contenute; cambiano invece materiali, proporzioni e usi dello spazio. La partenza va fissata al mattino, quando gli interni del Palazzo Reale sono accessibili e i mercati conservano ancora il ritmo del lavoro.

Il Palazzo Reale e la cappella

Si entra da piazza del Parlamento, dove il prospetto rinascimentale nasconde in parte i nuclei più antichi del complesso. Il Palazzo dei Normanni occupa il punto più elevato dell’antica città fenicia e conserva la forma di un organismo cresciuto per aggiunte: fortificazione emirale, residenza dei sovrani normanni, sede viceregia e, dal secondo dopoguerra, Assemblea Regionale Siciliana. La Torre Pisana mantiene la massa compatta del palazzo medievale; i cortili e le sale appartengono soprattutto ai rifacimenti tra Cinquecento e Seicento. Al primo piano, la Cappella Palatina fu realizzata sotto Ruggero II dal 1130. La navata basilicale, il santuario cupolato, i mosaici eseguiti da maestranze bizantine e il soffitto ligneo a muqarnas non sono elementi accostati per ornamento: appartengono al programma politico della corte, capace di affidare funzioni differenti a tradizioni costruttive diverse. Il pavimento in porfido e marmo guida verso il presbiterio, mentre l’oro dei mosaici cambia intensità seguendo la posizione del visitatore. La visita richiede almeno un’ora e mezza. Usciti dal palazzo, si prende il lato di piazza Indipendenza e si scende per circa quattrocento metri lungo via dei Benedettini, con le cupole di San Giovanni che compaiono dietro i muri del complesso monastico.

Cupole rosse e giardino romano

Via dei Benedettini scende sul fianco meridionale del Palazzo Reale e arriva davanti a un muro basso, oltre il quale emergono cinque cupole intonacate di rosso. La chiesa di San Giovanni degli Eremiti fu costruita tra il 1130 e il 1148 e restaurata radicalmente nel 1882 da Giuseppe Patricolo. L’esterno è diventato uno dei profili più riconoscibili della Palermo normanna, ma la struttura si comprende entrando: volumi cubici ripetuti, archi ogivali, transetto a tre absidi e un interno quasi privo di rivestimenti. Il chiostro, aggiunto nel Duecento, usa colonnine binate e archi acuti attorno a un giardino fitto, separato dal traffico di corso Tukory. Terminata la visita, il percorso compie una breve risalita verso piazza della Vittoria, tornando sul lato orientale del Palazzo Reale. Qui la Villa Bonanno, progettata nel 1905 da Giuseppe Damiani Almeyda, dispone palme e aiuole sopra una parte dell’antica città. Sotto le tettoie archeologiche restano pavimenti musivi appartenuti a dimore romane, scoperti nell’Ottocento; uno raffigura una scena di caccia collegata alla figura di Alessandro. La distanza tra le cupole normanne e i mosaici romani è inferiore a seicento metri. Attraversando il giardino verso corso Vittorio Emanuele, la Cattedrale si presenta prima dalle absidi orientali, poi dal grande piano meridionale.

Dentro il Capo da Porta Carini

Bancarelle del mercato del Capo lungo la strada che attraversa Porta Carini a Palermo

Porta Carini non ha più arco né battenti. Dal 1782 due piloni in pietra, conclusi da cornici e vasi, sostituiscono una porta medievale che apriva la strada verso la piana settentrionale e il paese di Carini. Attraversarli significa entrare nel mercato del Capo, disposto nel mandamento Monte di Pietà lungo via Porta Carini, via Beati Paoli, Sant’Agostino e le strade delle Cappuccinelle. Lo spazio commerciale non coincide con una piazza: occupa una sequenza di vie strette, dove tende sporgenti riducono la luce, i banchi avanzano sul selciato e le botteghe permanenti formano il retro delle esposizioni. Frutta, ortaggi, carne e pesce seguono settori riconoscibili, mentre le abbanniate servono ancora a richiamare clienti e a segnalare qualità e prezzi. La misura del mercato si coglie camminando lentamente, non fermandosi soltanto agli ingressi. Alcuni fronti religiosi, tra cui quello dell’Immacolata Concezione, emergono quasi senza arretramento tra le attività commerciali, mostrando quanto culto e lavoro condividano la stessa sezione stradale. Dall’uscita di via Sant’Agostino, il Teatro Massimo dista circa mezzo chilometro. Il tragitto apre progressivamente la visuale: i banchi scompaiono, la strada aumenta di larghezza e il pronao del teatro compare oltre piazza Verdi.

Il Teatro Massimo e piazza Verdi

Scalinata e facciata neoclassica del Teatro Massimo affacciate su piazza Verdi a Palermo

Il passaggio dal Capo a piazza Verdi cambia la scala del percorso. Il mercato è costruito per addensamento; il Teatro Massimo richiede invece distanza, un fronte libero e una scalinata capace di separare la strada dall’ingresso. Il concorso per il nuovo teatro fu bandito nel 1864 e vinto da Giovan Battista Filippo Basile; dopo la sua morte il cantiere passò al figlio Ernesto. Per liberare l’area furono demoliti edifici religiosi e parti del tessuto precedente, operazione che trasformò radicalmente questo margine del centro storico. L’inaugurazione avvenne il 16 maggio 1897 con il Falstaff di Giuseppe Verdi. Il pronao presenta sei colonne corinzie, affiancate dai gruppi bronzei della Tragedia e della Lirica; sopra la sala, la cupola di ferro rivestita da squame bronzee raggiunge un diametro di 28,73 metri. All’apertura, con una superficie di 7.730 metri quadrati, il teatro era il terzo più grande d’Europa. Sedendosi sui gradini si vede via Maqueda penetrare nel centro come un asse rettilineo, molto diverso dalle ramificazioni del Capo. È questa strada a guidare la tappa seguente: si cammina verso sud per circa settecentocinquanta metri, superando i fronti commerciali, finché le facciate concave dei Quattro Canti interrompono la continuità della via.

Quattro Canti e piazza Bellini

Facciata curva dei Quattro Canti all’incrocio tra via Maqueda e corso Vittorio Emanuele

Via Maqueda incontra corso Vittorio Emanuele nei Quattro Canti, il nodo aperto all’inizio del Seicento per dividere il centro nei quattro mandamenti storici. Le facciate concave trasformano l’incrocio in un ottagono incompleto, composto dalla strada e da quattro quinte architettoniche. Fontane e allegorie delle stagioni occupano il livello inferiore; sopra compaiono i sovrani spagnoli e le sante protettrici dei quartieri. Pochi passi verso est conducono in piazza Pretoria, dove la fontana di Francesco Camilliani, eseguita nel 1554 per una villa fiorentina, fu smontata in 644 pezzi, trasferita a Palermo e adattata a uno spazio più ristretto. Vasche ellittiche, scale e statue occupano quasi interamente il piano, lasciando passaggi stretti tra la cancellata ottocentesca e Palazzo delle Aquile. Dietro Santa Caterina si apre piazza Bellini, dove due edifici normanni mostrano soluzioni opposte. La chiesa di San Cataldo concentra tre cupole rosse sopra un volume severo e conserva all’interno un pavimento a tarsie di marmo e porfido. La Martorana presenta invece mosaici bizantini, ampliamenti barocchi e un uso liturgico greco-bizantino ancora attivo. In meno di trecento metri, l’urbanistica viceregia incontra due chiese del XII secolo. Dalla parte orientale della piazza, via Casa Professa conduce in circa cinquecento metri verso Ballarò.

Ballarò e i marmi gesuiti

Bancarelle e insegne del mercato di Ballarò nelle strade dell’Albergheria a Palermo

Da piazza Bellini la strada risale leggermente verso l’Albergheria e raggiunge piazza Casa Professa, margine settentrionale di Ballarò. Il mercato non ha un ingresso monumentale: comincia quando banchi, cassette e tende prendono possesso della carreggiata e prosegue verso corso Tukory attraverso vie che mantengono funzioni residenziali e commerciali. Qui conviene arrivare prima del primo pomeriggio, quando la vendita alimentare è ancora piena e il percorso conserva la propria struttura. Le preparazioni da strada, dalle panelle allo sfincione, appartengono alla stessa economia dei banchi e non richiedono una sosta separata dal mercato. Sul lato di piazza Casa Professa, la Chiesa del Gesù introduce un interno di tutt’altra densità. I Gesuiti avviarono la costruzione nel 1564; la cupola fu completata nel 1683 e le decorazioni continuarono fino al Settecento. Colonne, cappelle e volte sono rivestite da marmi mischi, intarsi, rilievi e stucchi di Procopio Serpotta, senza grandi superfici lasciate libere. La distanza fra i banchi e la navata è di pochi metri, ma il cambiamento riguarda luce, materiali e controllo dello spazio. Per raggiungere la Kalsa si torna verso via Maqueda, si attraversa via Roma e si prende via Alloro: il trasferimento è di circa un chilometro e porta da un quartiere commerciale interno al margine orientale della città storica.

La Kalsa fino al Foro Italico

Passeggiata del Foro Italico sul lungomare di Palermo con prato, palme e profilo del golfo

Via Alloro attraversa la Kalsa seguendo un tessuto meno regolare di quello costruito attorno a via Maqueda. Il quartiere nacque in età islamica come cittadella amministrativa separata e conserva ancora strade che piegano verso il porto e il fronte delle antiche mura. In piazza Marina, il Palazzo Chiaramonte Steri, costruito intorno al 1320, presenta un basamento compatto e grandi bifore sotto il coronamento merlato; fu dimora dei Chiaramonte, sede viceregia e tribunale dell’Inquisizione, ed è oggi rettorato universitario. Di fronte, Villa Garibaldi fu progettata nel 1863 da Giovan Battista Filippo Basile e contiene un grande Ficus macrophylla, le cui radici e rami occupano una parte considerevole del giardino. Dal lato meridionale della piazza si raggiungono le Mura delle Cattive e il Foro Italico. La passeggiata della Marina fu voluta nel 1582 dal viceré Marco Antonio Colonna, ampliata nel Settecento e quasi completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale. La sistemazione contemporanea dispone un grande prato tra le mura e il mare, dalla Cala fino a Villa Giulia. Il percorso termina qui, sul margine basso della città, dopo circa seicento metri da piazza Marina. Guardando verso ovest si riconosce la linea del centro appena attraversato; sul lato opposto, il porto e il golfo riportano Palermo alla posizione geografica che ne ha determinato la storia.

Come organizzare la giornata

Partenza: Palazzo dei Normanni all’apertura, verificando in anticipo accessi alla Cappella Palatina e agli Appartamenti Reali.

Mattina: Palazzo Reale, San Giovanni degli Eremiti, Villa Bonanno e Cattedrale. Le visite interne richiedono più tempo del cammino.

Pranzo: Capo oppure Ballarò. Il Capo cade naturalmente a metà mattina; Ballarò viene raggiunto più tardi nel percorso.

Pomeriggio: Teatro Massimo, Quattro Canti, piazza Pretoria, piazza Bellini e Casa Professa.

Conclusione: Kalsa, piazza Marina e Foro Italico nelle ultime ore di luce. L’itinerario è quasi interamente pianeggiante, ma diventa impegnativo se si visitano tutti gli interni.