300 rotoli sepolti: la biblioteca della Villa dei Papiri

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Rotoli di papiro carbonizzati della Villa dei Papiri di Ercolano esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Rotoli di papiro carbonizzati della Villa dei Papiri di Ercolano esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Nel 2024 un’intelligenza artificiale ha letto la parola greca «πορφύρας» — porpora — su un rotolo che nessuno aveva mai aperto. Quel rotolo era carbonizzato da 1.945 anni, sepolto sotto venti metri di fango vulcanico a Ercolano, ed era così fragile che srotolarlo l’avrebbe ridotto in polvere. È stato letto senza toccarlo: scansionato con i raggi X del sincrotrone Diamond Light Source in Inghilterra, le immagini affidate a un algoritmo addestrato a riconoscere le tracce dell’inchiostro antico. Il rotolo viene dalla Villa dei Papiri di Ercolano, l’unica biblioteca dell’antichità classica giunta a noi quasi intera — oltre 1.800 papiri recuperati, e forse altre 300 opere ancora sotto la cenere indurita. Questo articolo entra nella villa, racconta cosa contiene quella biblioteca e spiega come si fa, oggi, a leggere un libro senza aprirlo.

Quando il fango piroclastico inghiottì Ercolano nel 79 d.C.

La sera del 24 ottobre 79 d.C. — la data oggi accettata dagli archeologi, aggiornata rispetto al tradizionale 24 agosto — Ercolano fu colpita da una colata piroclastica diversa da quella che cancellò Pompei. Non cenere e lapilli: una valanga di fango incandescente a 500 gradi, scesa dal Vesuvio a oltre cento chilometri orari. La Villa dei Papiri si trovava sulla costa, fuori dalle mura, affacciata sul golfo. Apparteneva probabilmente a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare. Era una residenza di 250 metri di facciata sul mare, con peristili, giardini e una biblioteca privata. Il fango la sigillò in pochi minuti. I rotoli non bruciarono: il calore violento ma rapidissimo li trasformò in cilindri di carbone, fragili come cenere ma intatti nella forma. È un caso di conservazione che non avrebbe dovuto funzionare. Nessun’altra biblioteca antica si è conservata in questo modo.

Cosa si vede oggi scendendo nella villa sotterranea

La villa non è visitabile come Pompei. Sta ancora sotto il moderno paese di Ercolano e si raggiunge attraverso cunicoli aperti nel Settecento dagli ingegneri borbonici. Solo una parte è stata riportata alla luce dopo gli scavi del 1996–1998: un livello inferiore con il ninfeo, due piani sotto al peristilio. Il resto è nel buio, sotto strade e case. La planimetria nota copre circa 2.800 metri quadrati, ma la villa originale era almeno il doppio. I cunicoli borbonici, scavati a partire dal 1750 dall’ingegnere svizzero Karl Weber, hanno restituito 87 statue di bronzo e marmo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli — tra cui il Corridore e il Fauno ebbro. La biblioteca fu scoperta nel 1752. Occupava una stanza di cinque metri per cinque. Le scaffalature di legno carbonizzate erano ancora in piedi quando gli operai le trovarono — dettaglio che gli archeologi citano spesso, perché è difficile da immaginare.

I 1.800 rotoli che nessuno riusciva a leggere

I papiri hanno l’aspetto di pezzi di carbone arrotolati, lunghi tra i venti centimetri e il metro. Quando furono scoperti, gli operai borbonici li scambiarono per radici bruciate e ne gettarono diversi nei fuochi da campo. Solo dopo Camillo Paderni, sovrintendente delle antichità del Regno di Napoli, capì cos’erano. I tentativi di aprirli furono disastrosi. Il primo metodo, a inizio Ottocento, prevedeva di tagliarli a metà nel senso della lunghezza: metà del testo distrutta per principio, prima ancora di leggere una riga. Padre Antonio Piaggio inventò una macchina a fili di seta e contrappesi che srotolava il papiro a un centimetro al giorno — ne aprì circa duecento in vent’anni, ma molti si frantumarono durante il processo. Quelli leggibili contengono soprattutto opere del filosofo epicureo Filodemo di Gadara, vissuto nel I secolo a.C.: trattati di etica, poetica, retorica. Testi mai conosciuti prima, copie uniche al mondo.

Come un algoritmo legge un rotolo senza aprirlo

Il problema sembrava irrisolvibile per una ragione specifica: l’inchiostro antico era fatto di nerofumo, carbonio puro, identico nella composizione al papiro carbonizzato. Ai raggi X ordinari risultavano indistinguibili. La svolta è arrivata nel 2019 con il sincrotrone Diamond Light Source, a Harwell in Inghilterra: un acceleratore di particelle con una circonferenza di 562 metri che produce raggi X dieci miliardi di volte più intensi di quelli ospedalieri. Questi raggi rilevano differenze di densità nell’ordine dei micron — lo spessore dell’inchiostro depositato sul papiro. Il risultato è una scansione 3D del rotolo chiuso, strato per strato. Poi entra la rete neurale, addestrata a riconoscere le impronte delle lettere su frammenti già aperti e applicata alle scansioni dei rotoli intatti. Individua le minime variazioni di quota sulla superficie carbonizzata. Le traduce in caratteri greci.

Il Vesuvius Challenge e la prima parola letta nel 2024

Nel marzo 2023 l’imprenditore tecnologico Nat Friedman ha lanciato il Vesuvius Challenge: un milione di dollari in premi a chi fosse riuscito a leggere quattro passaggi da un rotolo intatto entro fine anno. Le scansioni del sincrotrone sono state messe online, accessibili a chiunque. In ottobre lo studente Luke Farritor, 21 anni, ha decifrato la prima parola: «πορφύρας», porpora. È una parola che non dice molto da sola. Ma era su un rotolo sigillato dal 79 d.C. A febbraio 2024 un team di tre ricercatori — Farritor, Youssef Nader e Julian Schilliger — ha vinto il gran premio leggendo oltre 2.000 caratteri greci da un rotolo intero. Il testo, ancora in fase di studio filologico, sembra un trattato epicureo sul piacere e sulla musica. Nel 2025 il challenge è entrato nella seconda fase: leggere interi rotoli. Le università di Kentucky, Oxford e Napoli stanno scansionando lotti completi della collezione.

La biblioteca che potrebbe riscrivere la letteratura antica

Di tutta la letteratura greca e latina classica ci è arrivato circa l’1%. Sofocle scrisse 123 tragedie: ne abbiamo sette. Di Aristotele sono perdute le opere divulgative — restano gli appunti di scuola, non i libri che lui stesso aveva scritto per essere letti. La Villa dei Papiri potrebbe contenere copie di testi considerati perduti: frammenti di tragedie greche, sezioni delle Storie di Livio mai tramandate, dialoghi aristotelici. La villa è stata scavata solo in parte. Gli archeologi stimano che almeno 300 rotoli aggiuntivi giacciano nel settore non esplorato, in una sezione che potrebbe corrispondere all’archivio principale, con i testi in latino. E quello che il Vesuvius Challenge sta dimostrando vale oltre Ercolano: ovunque ci siano materiali troppo fragili per essere aperti — codici medievali, mummie, sigilli cerati — la stessa tecnica si può applicare. I 300 rotoli ancora sepolti non sono un limite. Sono una lista di cose da fare.