Si pedala sull’asfalto liscio dove correvano i binari della ferrovia Adriatica, soppressa nel 2005. Circa 42 chilometri di tracciato dismesso trasformati in ciclopedonale da Ortona a Vasto Marina. La Via Verde dei Trabocchi segue la costa a quota bassa, spesso a meno di dieci metri dall’acqua, tagliando falesie con gallerie corte e riemergendo su calette di ciottoli chiari. Sopra la testa passano viadotti in cemento armato, sotto si aprono spiagge raggiungibili solo dal sentiero. I trabocchi compaiono a intervalli irregolari: piattaforme in legno di pino d’Aleppo protese sull’Abruzzo adriatico per venti o trenta metri, sostenute da pali conficcati nella roccia sommersa. Erano macchine da pesca. Oggi molti sono ristoranti. L’itinerario si articola in più tappe da Ortona a Vasto, seguendo la SS16 dove la Via Verde si interrompe e riprendendola per i tratti più esposti al mare, con deviazioni verso abbazie e borghi in quota.
Ortona e il Castello Aragonese sul promontorio
Si entra a Ortona dalla parte alta, salendo verso il centro storico che occupa un promontorio calcareo sul livello del mare. Il Castello Aragonese sta all’estremità orientale, sospeso sulla falesia con torri cilindriche in pietra locale ricostruite dopo i bombardamenti del dicembre 1943. La battaglia di Ortona si combatté casa per casa per diversi giorni. Il centro venne raso quasi del tutto. Corso Vittorio Emanuele porta alla Cattedrale di San Tommaso Apostolo, che conserva le reliquie dell’apostolo dal 1258. Il palazzo Farnese, cinquecentesco, ospita la pinacoteca Cascella. Dal belvedere del castello lo sguardo si apre sul porto turistico e sulla costa che scende verso sud — primo tratto visibile della linea dei trabocchi. La discesa verso Marina di Ortona segue tornanti ripidi su asfalto sconnesso. Da qui parte il primo segmento praticabile della Via Verde.
Le falesie di Punta dell’Acquabella
Poco a sud di Ortona la costa si interrompe. Falesie di conglomerato pliocenico scendono a picco sulla riva, tagliate da valloni stretti. I Ripari di Giobbe sono cavità naturali nella roccia usate come rifugio dai pescatori fino al Novecento, visibili dal sentiero che scende dalla contrada Foro. Punta dell’Acquabella è un promontorio boscato con lecci, ginepri e pini d’Aleppo, classificato Sito di Interesse Comunitario. La spiaggia sottostante si raggiunge attraverso una scalinata in cemento, poi ciottoli chiari e acqua trasparente sopra il fondo roccioso. La Via Verde corre a mezzacosta in un tratto ombreggiato dalla vegetazione. Sul lato mare compaiono i primi trabocchi visibili dall’alto: strutture di legno appoggiate a scogli isolati. Il colore del fondo cambia ogni cento metri, dal grigio al verde al blu, a seconda della profondità.
San Vito Chietino e l’Eremo Dannunziano
Si sale dalla marina per una strada tornante fino a San Vito Chietino, borgo in quota con il centro raccolto attorno alla chiesa di San Vito Martire. Il belvedere del Muro Lungo è un muretto in pietra affacciato sulla costa che scende verso sud, con i trabocchi in sequenza sull’orizzonte. Poco fuori dal centro, sulla strada per la marina, sta l’Eremo Dannunziano: casa colonica in pietra dove Gabriele D’Annunzio soggiornò con Barbara Leoni, e dove si dice abbia ambientato parti del Trionfo della Morte. Dal giardino si vede il trabocco Turchino, una delle strutture storiche della costa. Marina di San Vito è il tratto dove la cicloturismo tocca l’acqua più da vicino: in alcuni punti la distanza dalla riva scende sotto i cinque metri. Le onde si sentono senza filtro, continue.
Rocca San Giovanni e i trabocchi di Vallevò
La Via Verde attraversa il territorio di Rocca San Giovanni per un tratto significativo. Il borgo sta in quota, con impianto medievale e la chiesa di San Matteo Apostolo dal portale in pietra della Maiella. Sulla marina si scende per la contrada Vallevò, dove la costa si abbassa. I trabocchi si moltiplicano. Il trabocco Punta Cavalluccio e il trabocco Punta Tufano sono tra le strutture operative come ristoranti nella stagione estiva. Ogni struttura ha una piattaforma quadrata in legno, due o tre bracci laterali detti antenne, e una rete quadrangolare chiamata trabocchetto, calata da un argano manuale. Il legno è pino d’Aleppo trattato con olio di lino. La costa qui è bassa, con scogliere frangiflutti costruite negli anni Settanta. Le calette tra un trabocco e l’altro sono raggiungibili a piedi direttamente dalla ciclabile.
Fossacesia e l’Abbazia di San Giovanni in Venere
L’Abbazia di San Giovanni in Venere occupa un colle isolato a 107 metri sopra la foce del fiume Sangro. Fu fondata nel 1015 su un tempio preesistente dedicato a Venere Conciliatrice, di cui restano tracce nelle fondazioni. La chiesa è romanica del XII secolo, in pietra della Maiella e mattoni, con tre absidi semicircolari. Sul fianco meridionale il portale della Luna, scolpito nel 1230 con scene evangeliche. Il chiostro cistercense conserva capitelli figurati e una cisterna medievale al centro. Dalla piazza antistante si vedono la foce del Sangro, la Punta del Cavalluccio a nord e la costa verso Vasto a sud. Si scende poi a Fossacesia Marina lungo tornanti stretti, per riprendere la Via Verde nel tratto che costeggia la foce del Sangro, area protetta. La ciclabile qui è larga tre metri, con fondo in asfalto compattato.
Torino di Sangro tra Lecceta e memoria di guerra
Si entra nel territorio di Torino di Sangro attraversando il ponte sulla foce, poi risalendo verso la Riserva Naturale Lecceta di Torino di Sangro: un bosco mediterraneo con leccio dominante, orniello e fillirea. È una delle leccete costiere del medio Adriatico meglio conservate, con sentieri che scendono alla spiaggia di ciottoli. Sulla collina, poco prima del borgo, sta il Sangro River War Cemetery: cimitero militare britannico con 2.617 tombe di soldati caduti nell’inverno 1943, quando la linea Gustav tagliava il fiume. Le lapidi in pietra di Portland sono allineate su terrazzamenti erbosi. Dietro, l’Adriatico. Il borgo di Torino di Sangro è a 195 metri di quota. La Seconda Guerra Mondiale lascia qui tracce concrete, tra il cimitero militare e la memoria della linea Gustav. La spiaggia del Cavalluccio, poco a sud, è di ghiaia scura.
Punta Aderci e le dune di Casalbordino
Da Casalbordino Marina la costa cambia forma: sabbia al posto dei ciottoli, dune alte fino a otto metri, vegetazione di ammofila e giglio di mare. La Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci, istituita nel 1998, protegge un’area tra la foce del torrente Sinello e la spiaggia di Mottagrossa. Il promontorio di Punta Aderci si alza a 26 metri sul mare. Nelle giornate con visibilità superiore ai 50 chilometri si distinguono le isole Tremiti e le coste del Gargano. Il sentiero costiero segue il ciglio della falesia tra ginestre e lentischi, scendendo poi alla spiaggia di Punta Penna. Il faro di Punta Penna fu costruito nel 1906. Alto 70 metri, è il secondo per altezza in Italia dopo la Lanterna di Genova. Il porto commerciale di Vasto occupa la baia sottostante, e da qui la costa piega verso ovest.
Vasto tra Loggia Amblingh e Palazzo d’Avalos
Vasto occupa un pianoro in quota, con il centro storico compatto attorno a piazza Rossetti e piazza del Popolo. La Loggia Amblingh è un camminamento ottocentesco intitolato al capitano austriaco che progettò il muro di sostegno: terrazza affacciata sul golfo con vista sulla Marina di Vasto e sul faro di Punta Penna. Palazzo d’Avalos, cinquecentesco, chiude il lato meridionale del centro con la facciata rinascimentale attribuita a Pietro da Cardone. Il Museo Civico interno conserva bronzi ellenistici, tra cui il vaso di Vasto del III secolo a.C. La Cattedrale di San Giuseppe ha un portale gotico medievale, considerata tra le strutture più antiche del centro storico. Vasto Marina si raggiunge scendendo per corso Nuova Italia. La spiaggia di sabbia si estende per sei chilometri fino al confine molisano. Qui la Via Verde termina.

