Il Lido di Venezia è una striscia di sabbia lunga circa dodici chilometri, tesa tra la laguna e l’Adriatico. Da un lato l’acqua ferma dei canali interni, dall’altro la battigia aperta sul mare: in mezzo, un asse che orienta l’isola e ne racconta la forma. Il Gran Viale Santa Maria Elisabetta collega l’approdo dei vaporetti alla spiaggia in poche centinaia di metri; a nord la punta di San Nicolò conserva il monastero e la bocca di porto, mentre verso sud il Lungomare Marconi allinea i grandi alberghi del Novecento e i palazzi razionalisti del cinema.
Questo itinerario segue il Lido per come è costruito, non solo per come appare dalle terrazze. Otto tappe leggono la sabbia, la pietra d’Istria, gli alberghi della Belle Époque e il calcestruzzo degli anni Trenta. La chiave è l’inizio di settembre: dal 2 al 12 settembre 2026 la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica riporta al Lido registi, giurie, pubblico e code ai cancelli. Percorrerlo in quei giorni significa vedere due strati insieme: la stazione balneare della Belle Époque e la macchina del festival che vi si è installata sopra.
Per chi vuole allargare il viaggio, il percorso può essere letto anche come una tappa dentro il più ampio racconto del Veneto tra città d’arte, isole e paesaggi storici. Qui però Venezia resta sullo sfondo: la giornata appartiene al Lido, alla sua geografia lineare e al rapporto continuo tra laguna, mare e cinema.
L’approdo di Santa Maria Elisabetta
Dal vaporetto si sbarca a Santa Maria Elisabetta, il principale punto d’arrivo dell’isola. Il collegamento con Venezia è servito dalle linee di navigazione ACTV, con passaggi da verificare prima della partenza sul sito ufficiale degli orari ACTV. Nei giorni della Mostra, soprattutto al mattino e in serata, i pontili possono riempirsi rapidamente: conviene muoversi con anticipo e non programmare l’itinerario sul filo dell’ultimo vaporetto.
La chiesa che dà il nome al piazzale funziona da cerniera più che da monumento. Davanti si apre il Gran Viale Santa Maria Elisabetta, dietro comincia la riviera che risale verso nord. Il festival occupa soprattutto la parte meridionale del Lido, ma il mattino merita l’estremità opposta. Si lascia quindi l’imbarcadero e si prende la Riviera San Nicolò, che costeggia la laguna verso la bocca di porto. La strada è larga, alberata, più tranquilla rispetto al tratto del Lungomare: in un paio di chilometri il tessuto balneare si dirada e lascia spazio a orti, pinete e muri di cinta conventuali.
San Nicolò e la bocca di porto
La Riviera San Nicolò termina davanti alla chiesa e al monastero di San Nicolò, uno dei luoghi più antichi e significativi del Lido. La tradizione ne lega la fondazione all’XI secolo; la chiesa conserva parte delle reliquie di San Nicola, figura legata al culto veneziano e alla protezione dei naviganti.
La posizione è la chiave della tappa. San Nicolò non guarda solo verso il Lido balneare, ma verso l’accesso alla laguna. Davanti, sull’altra sponda del canale, si riconosce il Forte di Sant’Andrea, costruito nel Cinquecento per controllare la bocca di porto. Da qui si capisce la funzione originaria dell’isola: non soltanto luogo di villeggiatura, ma margine difensivo, soglia tra Venezia e il mare aperto. Dopo la sosta si torna indietro e si piega verso il litorale interno.
L’antico cimitero ebraico
Poco più indietro, tra la strada e la laguna, si apre l’antico cimitero ebraico del Lido, tra le testimonianze più importanti della presenza ebraica a Venezia. Nel 1386 venne concessa un’area isolata nella parte settentrionale dell’isola, vicino al monastero di San Nicolò. La posizione, vicina alla bocca di porto, lo rese nei secoli un luogo esposto: passaggi militari, trasformazioni difensive e riusi di materiali ne modificarono l’aspetto.
Il restauro avviato alla fine del Novecento ha restituito leggibilità all’area, con lapidi inclinate, iscrizioni e pini marittimi che creano una pausa netta rispetto al resto della giornata. La visita non va improvvisata: accessi, aperture e prenotazioni devono essere verificati sui canali ufficiali prima di partire. Da qui l’itinerario abbandona l’estremità settentrionale. Si ritorna verso Santa Maria Elisabetta e si imbocca il Gran Viale, l’asse che porta dritto al mare.
Il Gran Viale e il Blue Moon
Il Gran Viale Santa Maria Elisabetta attraversa l’isola in linea retta, dalla laguna al mare. È la spina commerciale del Lido: negozi, caffè, edifici tra liberty e anni Trenta, biciclette, residenti e visitatori che d’estate lo percorrono avanti e indietro. In fondo, dove il viale incontra il Lungomare Marconi, sorge lo stabilimento Blue Moon, riprogettato da Giancarlo De Carlo e completato nel 2002.
Non è un semplice stabilimento balneare. Il nuovo Blue Moon rielabora il fronte mare con un padiglione riconoscibile, gradonate, percorsi e spazi pubblici che raccordano il Gran Viale all’arenile. Il suo linguaggio contemporaneo crea uno stacco evidente rispetto agli alberghi storici del Lungomare. Da qui comincia il tratto più denso della giornata: si scende sul Lungomare Guglielmo Marconi e si piega verso sud, dove si allineano gli edifici che hanno costruito l’immagine internazionale del Lido.
Il Lungomare Marconi e il Des Bains
Il Lungomare Marconi corre parallelo alla battigia, largo e rettilineo. Fu questa strada, più della spiaggia, a fare del Lido una stazione balneare europea tra Otto e Novecento. Il primo grande albergo aprì qui il 5 luglio 1900: il Grand Hotel des Bains, blocco compatto in stile Belle Époque affacciato sul mare.
La sua storia è legata a Morte a Venezia: Thomas Mann vi soggiornò nel 1911 e l’edificio divenne uno dei luoghi simbolici della novella; nel 1971 Luchino Visconti vi girò il film tratto dall’opera. Oggi il Des Bains resta una presenza scenografica e problematica del Lido. È oggetto di un percorso di recupero e riqualificazione, annunciato da COIMA nel 2025, ma non va considerato una tappa visitabile all’interno. La sua mole si osserva dal Lungomare: verande, simmetria del fronte e distanza controllata dalla spiaggia raccontano ancora la stagione mondana dell’isola.
L’Hotel Excelsior e la prima Mostra
L’Hotel Excelsior rompe la sobrietà del Des Bains con torrette, cupole e archi di gusto moresco. Fu progettato dall’architetto veneziano Giovanni Sardi per l’imprenditore Nicolò Spada e inaugurato nel 1908. Il linguaggio è eclettico, scenografico, costruito per stupire: richiami orientaleggianti, decorazioni, volumi monumentali e una posizione privilegiata sul mare.
L’Excelsior conta anche per una ragione decisiva nella storia del cinema. Sulla sua terrazza, il 6 agosto 1932, si tenne la prima Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica, documentata dall’Archivio Storico della Biennale. Prima ancora che esistesse una sede dedicata, il festival nacque qui, dentro il sistema degli alberghi e della mondanità balneare. Superato l’albergo, il Lungomare piega verso l’area dove negli anni Trenta venne costruito il cuore civile della Mostra.
Il Palazzo del Casinò
Il Palazzo del Casinò appartiene a un progetto urbano preciso. Negli anni Trenta l’area delle Quattro Fontane venne ridisegnata con edifici razionalisti destinati a dare al Lido un volto monumentale e moderno. Il Casinò, inaugurato nel 1938, mostra il lato più severo di quella stagione: volumi netti, facciate compatte, rivestimenti controllati.
Oggi l’edificio viene utilizzato dalla Biennale durante la Mostra per servizi, sale e attività legate al festival. Nei giorni dell’evento può rientrare in aree accreditate e non liberamente accessibili, ma il rapporto con il vicino Palazzo del Cinema resta leggibile dall’esterno. È una tappa utile proprio per questo: permette di capire che la Mostra non è solo tappeto rosso, ma anche architettura, organizzazione urbana e gestione di spazi costruiti in epoche diverse.
Il Palazzo del Cinema
Il Palazzo del Cinema chiude l’itinerario nel punto in cui la Mostra ha la sua casa. Fu costruito tra il 1936 e il 1937 su progetto dell’ingegnere Luigi Quagliata e inaugurato il 10 agosto 1937 per la quinta edizione. La facciata verso il mare è tripartita, con lesene verticali al centro e angoli arrotondati che ammorbidiscono i volumi. La scheda del Catalogo generale dei Beni culturali conferma la datazione e l’attribuzione progettuale.
All’interno, la Sala Grande conta oggi 1032 posti, a cui si aggiungono i posti riservati alle persone con disabilità. Nel seminterrato si trovano sale più piccole, come Zorzi e Pasinetti. Durante l’edizione 2026, la Mostra si svolge dal 2 al 12 settembre; il film d’apertura è Ink di Danny Boyle. La Biennale ha inoltre annunciato il Leone d’oro alla carriera a George Clooney e a Ellen Burstyn. Nei giorni della Mostra la scalinata diventa tappeto rosso: la stessa architettura razionalista che di giorno si legge a freddo, di sera si riempie di riflettori.
Come organizzare la giornata
Partenza: raggiungere Santa Maria Elisabetta con i vaporetti ACTV. Le linee e gli orari cambiano in base alla stagione e agli aggiornamenti del servizio: prima di partire è meglio controllare gli orari ufficiali ACTV.
Mattina: estremità nord dell’isola, San Nicolò e bocca di porto, con l’antico cimitero ebraico. La zona è tranquilla e quasi pianeggiante; il cimitero si visita solo secondo modalità e aperture da verificare.
Pranzo: lungo il Gran Viale, dove si concentrano caffè, bar e ristoranti. In alternativa, una sosta rapida prima di scendere sul Lungomare.
Pomeriggio: Lungomare Marconi verso sud, con Grand Hotel des Bains ed Excelsior visibili dall’esterno, quindi Palazzo del Casinò e Palazzo del Cinema. È il tratto più legato alla Mostra e il migliore per arrivare nell’area del festival nelle ore di maggiore movimento.
Mostra del Cinema: la 83ª edizione si tiene dal 2 al 12 settembre 2026. Biglietti, accrediti, accessi alle sale e orari operativi devono essere controllati sul portale ufficiale della Biennale Cinema 2026.
Impegno: basso. Il percorso è quasi interamente pianeggiante, ma lungo: si può accorciare in bicicletta, mezzo molto diffuso sull’isola. Per un approfondimento sul tema dei campanili e dei profili urbani italiani si può collegare la visita anche alla sezione dedicata ai campanili d’Italia.
Esclusioni consapevoli: il centro storico di Venezia, con San Marco e Rialto, appartiene a un altro itinerario e non entra in questa giornata. Restano fuori anche Malamocco, gli Alberoni e il faro all’estremità sud, che richiedono trasporti e tempi aggiuntivi.
Rientro: non fissare l’ultima tappa a ridosso della partenza. Durante la Mostra i vaporetti serali possono essere molto affollati: meglio calcolare un margine ampio prima del rientro verso Venezia.
Fonti ufficiali e aggiornamenti utili
Per aggiornare l’itinerario prima della pubblicazione o a ridosso della partenza, conviene controllare soprattutto il sito della Biennale Cinema 2026, la pagina del Palazzo del Cinema, gli orari ACTV, le schede di Visit Lido e il portale del Ministero della Cultura per le architetture contemporanee.

