Quando il Giro d’Italia attraversa un paese, lo fa con una carovana di circa 900 veicoli e oltre 3.500 persone accreditate, tra corridori, tecnici, giornalisti e personale di servizio. Per qualche ora, le strade comunali diventano scenografia televisiva trasmessa in 198 paesi. La 109ª edizione, in programma dall’8 al 31 maggio 2026, parte da Sofia, in Bulgaria, e arriva a Roma dopo 21 tappe. Tre tappe bulgare, poi il trasferimento in Italia e la risalita lungo Appennino, Tirreno, Toscana e Liguria. Per i comuni attraversati il passaggio dura mediamente meno di due minuti. La preparazione richiede settimane: asfaltature, rimozione di tombini sporgenti, potatura delle siepi laterali, allestimento di transenne. È in questo lavoro invisibile che il Giro entra nella vita ordinaria dei territori, prima ancora che arrivino le bici.
I numeri della carovana e cosa lasciano nei comuni
Una tappa del Giro d’Italia genera in media un indotto stimato tra 1,5 e 3 milioni di euro per il territorio di partenza o arrivo, secondo i rilievi di RCS Sport e degli enti locali coinvolti nelle ultime cinque edizioni. Le città di tappa pagano una fee di iscrizione che oscilla tra i 120.000 e i 450.000 euro, a seconda che si tratti di partenza, arrivo o sede di cronometro. A questa cifra si aggiungono costi di sicurezza, allestimento, servizi. Il ritorno arriva da pernottamenti, ristorazione, copertura televisiva. La RAI dedica al Giro circa 120 ore di diretta tra Rai 2, Rai Sport e RaiPlay — per un borgo di tremila abitanti è un’esposizione che nessuna campagna turistica comunale potrebbe pagare, e probabilmente nemmeno immaginare. Praia a Mare, in provincia di Cosenza, ospiterà la partenza della tappa per Potenza il 15 maggio 2026. Il comune ha già stanziato fondi specifici nel bilancio di previsione 2026.
L’Appennino lucano e la salita verso Potenza
Sono 193 chilometri con quasi 3.500 metri di dislivello: si parte dal Tirreno calabrese, a livello del mare, e si arriva al capoluogo lucano a 819 metri di quota. In mezzo, l’Appennino lucano interno. I comuni di Lauria, Lagonegro, Brienza e Tito vedono passare il Giro su strade provinciali che normalmente registrano traffico minimo — il tipo di strade dove si conosce il numero di targa del camion del pane. La Basilicata aveva ospitato l’ultimo arrivo di tappa nel 2020, a Matera. Per i piccoli borghi appenninici il passaggio significa pulizia delle banchine, asfalto rifatto su tratti ammalorati, segnaletica nuova. Lavori che restano dopo il passaggio. La Provincia di Potenza ha dichiarato investimenti per circa 2,4 milioni di euro sulla viabilità interessata. Una parte di quei lavori sarebbe stata necessaria comunque. Il Giro ne concentra i tempi.
Il Blockhaus e la salita che cambia il Giro
La tappa Formia–Blockhaus arriva a 2.142 metri di quota sul massiccio della Majella, in Abruzzo. La salita finale misura 13,6 chilometri con una pendenza media dell’8,4% e punte oltre il 14%. Il Blockhaus deve il nome a un fortino di pietra costruito dal genio austriaco nel 1863, durante la repressione del brigantaggio postunitario — dettaglio che i cronisti televisivi ricordano puntualmente, ogni volta. Il Giro vi è arrivato per la prima volta nel 1967: vinse Eddy Merckx, alla sua prima vittoria di tappa in maglia rosa. Dal 1967 al 2022 è stato sede di arrivo otto volte. La strada che sale è una provinciale stretta, percorsa normalmente da escursionisti e da chi raggiunge la stazione sciistica di Passolanciano. Il Parco Nazionale della Majella, istituito nel 1991, copre 74.095 ettari e ospita lupi, orsi marsicani e camosci appenninici reintrodotti negli anni Novanta. Quella strada, per un giorno, diventa la più guardata d’Italia.
Chi prepara il passaggio nei paesi
Stefano Allocchio, ex corridore professionista nato a Milano nel 1962, è il direttore di tappa del Giro d’Italia. Vincitore di tre tappe alla corsa rosa tra il 1985 e il 1989, dal 2005 lavora in RCS Sport e costruisce i percorsi sopralluogo dopo sopralluogo. Insieme a Mauro Vegni, direttore della corsa fino al 2024 e ora consulente, percorre ogni strada in automobile dall’autunno precedente. «Non basta guardare la carta, bisogna entrare nei paesi e parlare con i sindaci», ha dichiarato Allocchio in più occasioni alla stampa specializzata. Nei comuni più piccoli il referente è spesso il sindaco stesso — non un assessore, non un funzionario. A Sestola, sull’Appennino modenese, l’amministrazione lavora al passaggio del Giro insieme alla Pro Loco e ai gestori degli impianti del Cimone. Tra Cervia e Corno alle Scale la tappa attraverserà 14 comuni: ognuno nomina un responsabile della sicurezza locale.
La cronometro come prova diversa dalle altre
Il 20 maggio 2026, Viareggio ospita la cronometro individuale verso Massa: 34 chilometri lungo la costa apuana, con partenze scaglionate ogni due minuti. A differenza delle tappe in linea, dove i corridori partono insieme, nella cronometro ognuno corre da solo contro il tempo. È la disciplina dove conta meno la tattica. I migliori specialisti tengono medie superiori ai 50 km/h su percorsi pianeggianti. Per Viareggio significa una giornata intera con la corsa nel proprio territorio: non i due minuti di una tappa in linea. La rampa di partenza viene allestita sul lungomare. Le bici da crono pesano poco più di 6,8 chilogrammi, il limite minimo UCI — oggetti costruiti per fare una cosa sola nel modo più efficiente possibile. A Massa, all’arrivo, i corridori sfilano uno dopo l’altro per oltre due ore, dal primo all’ultimo della classifica generale.
Cosa resta dopo che la carovana è passata
La tappa conclusiva di Roma, il 31 maggio 2026, ricalcherà il circuito dei Fori Imperiali introdotto stabilmente dal 2018. Per la capitale il Giro è ormai una giornata programmata. Per i borghi attraversati una sola volta, il bilancio si misura mesi dopo. Le visite ai siti istituzionali dei piccoli comuni aumentano in media del 200% nella settimana del passaggio, secondo dati ANCI riferiti alle edizioni 2021-2023. Restano i lavori stradali, le foto sulle bacheche delle scuole, gli archivi dei giornali locali. Resta la documentazione che un paese di duemila abitanti ha ospitato un evento trasmesso in 198 paesi. Il Giro non rallenta lo spopolamento dell’Appennino né rilancia da solo le economie locali. Ma per una giornata costringe il territorio a organizzarsi — e i tombini rifatti, le banchine pulite, l’asfalto nuovo restano lì anche quando le telecamere sono già a trecento chilometri di distanza.

