Il campanile della chiesa di Santa Maria del Tiglio a Gravedona

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Dal battello che risale il ramo comasco verso nord, passato Dongo, Gravedona ed Uniti appare sulla sinistra come un paese qualunque. All’improvviso si vede la torre, alta quasi 35 metri, con quella bicromia chiaro-scuro a fasce che non appartiene a nessun altro campanile del lago. Il campanile di Santa Maria del Tiglio sta in piazza XI Febbraio, nel centro storico. Ha una particolarità che si capisce solo avvicinandosi: per entrare in chiesa bisogna passare sotto la sua base. Il campanile è anche il portale. Questa soluzione — in francese si chiama clocher-porche, campanile-portico — è comune in Borgogna e quasi assente in Lombardia. A Gravedona è qui per una ragione precisa: il monastero di Reichenau, oltre le Alpi, aveva possedimenti nella zona e rapporti diretti con la comunità. Qualcuno portò questo schema costruttivo da oltre il confine e lo piantò sulla riva del lago di Como tra l’XI e il XII secolo. La costruzione, per fasi successive, durò fino al 1599. Quasi cinque secoli di cantiere aperto.

Origini e fasi costruttive

Il livello inferiore della torre è il punto più discusso. Non è chiaro se fosse nato come campanile o come pronao — uno spazio coperto di accesso alla chiesa — poi trasformato e innalzato nel tempo. La muratura parla, ma in modo ambiguo: i blocchi del piano terra hanno una tessitura diversa dal resto, e l’analisi delle pietre suggerisce una funzione originaria diversa da quella attuale. Quel che è documentato è la cronologia degli interventi: tracce di lavori già alla fine del XIV secolo, poi la fase decisiva tra il 1539 e il 1599. In quei sessant’anni la comunità di Gravedona ed Uniti finanziò la sopraelevazione che trasformò la torre da quadrata a ottagonale nella parte superiore. I verbali dell’archivio parrocchiale conservano anche le contestazioni degli abitanti sulle spese. Non era un cantiere pacifico. La torre serviva l’intera pieve perché la vicina chiesa di San Vincenzo non aveva una torre propria: una sola struttura campanaria per più comunità, con tutto quello che comportava in costi condivisi e decisioni difficili.

Forma, materiali e caratteristiche

Salendo con lo sguardo la torre cambia due volte. Fino all’altezza del tetto della chiesa la pianta è quadrata; sopra passa all’ottagono, risultato degli interventi cinquecenteschi che riempirono gli angoli della forma precedente con muratura mista. In basso, la pietra di Moltrasio scura e il marmo di Musso chiaro formano filari regolari con una bicromia netta. Salendo, la tessitura cambia: i blocchi diventano meno ordinati, compaiono laterizi, il marmo di Musso vira verso il rosato. Ogni campagna costruttiva è visibile nella muratura, senza bisogno di guide. Le aperture seguono un ritmo riconoscibile: bifore, poi trifore, poi bifore più grandi. La cella campanaria è coperta da una cupola a beole — le lastre di pietra grigia tipiche della zona prealpina — su un tamburo con pilastri e colonne alternate. Alla base c’è il portale in marmo di Musso con strombatura profonda. Lo spessore della muratura medievale è circa un metro e venti: quello che si attraversa ogni domenica per entrare in chiesa.

Events storici e trasformazioni

La sopraelevazione tra il 1539 e il 1599 non fu indolore. I verbali della comunità registrano contestazioni sulle spese, resistenze, discussioni sul progetto. In quei decenni la torre prese la forma attuale: la parte inferiore rimase quadrata, quella superiore diventò ottagonale, e la transizione tra le due geometrie è ancora leggibile nella muratura senza bisogno di cartelli. La cupola a beole fu oggetto di restauri recenti: alcune lastre sono state sostituite mantenendo la tecnica di posa originale. Nel Novecento furono eseguiti consolidamenti strutturali che non alterarono la leggibilità delle stratificazioni. Nella muratura della facciata principale sono visibili reimpieghi: frammenti scolpiti da edifici più antichi, inseriti in posizione visibile vicino a una monofora. Non è incuria — è la prassi medievale di non sprecare materiale lavorato. Sopra il concio centrale compare una protome, un elemento decorativo isolato, che interrompe la regolarità della facciata. Qualcuno la mise lì. Il perché non si sa.

Aneddoti e curiosità

Il campanile di Gravedona è uno dei pochi esempi italiani di clocher-porche: in Borgogna e Alsazia se ne contano decine; in Lombardia meno di dieci con certezza documentata. La connessione con la Francia non è casuale. Il monastero benedettino di Reichenau, sul lago di Costanza, aveva proprietà nell’area del lago di Como e portò con sé modelli costruttivi d’oltralpe. È una delle rare situazioni in cui si riesce a tracciare la catena: un monastero straniero, i suoi terreni, i suoi maestri, uno schema architettonico importato e rimasto. La campana principale fu fusa nel XVI secolo e porta un’iscrizione con il nome del donatore — uno dei pochi elementi datati con certezza nella storia della torre. Un fatto poco noto: il campanile fu censito tra i beni della pieve già nel XII secolo, il che lo colloca tra le strutture campanarie più antiche documentate sulla sponda occidentale del Lario.

Funzione e presenza contemporanea

Le campane suonano ancora ogni domenica per le messe della parrocchia. L’accesso alla cella campanaria non è aperto al pubblico, ma la base — il clocher-porche — rimane l’ingresso principale alla chiesa. La piazza XI Febbraio è piccola, e il campanile la occupa in modo deciso: non c’è angolazione da cui la torre non sia presente nel campo visivo. Dal lungolago si vede emergere tra i tetti prima ancora di arrivare al centro. Santa Maria del Tiglio è inserita nei percorsi dei campanili e delle chiese romaniche del lago di Como e riceve visitatori interessati all’architettura medievale lombarda. Il picco di presenze si concentra tra luglio e agosto. Non è un sito di massa. È il tipo di luogo che si trova cercando, o che si scopre scendendo dal battello a una fermata che non era quella prevista.

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