Il 14 luglio 1902, alle 9 e 47 del mattino, il campanile di San Marco collassò su se stesso in meno di un minuto. Un operaio che stava lavorando alla base riuscì a scappare. Il custode aveva appena aperto il cancello. Le macerie centrarono la Loggetta del Sansovino e mancarono la basilica di pochi metri. Quel giorno il Consiglio Comunale di Venezia si riunì in sessione straordinaria e votò la ricostruzione identica. La formula fu: «Dov’era e com’era». La nuova torre fu inaugurata il 25 aprile 1912: 99 metri di fusto in mattoni rossi, base di 12 metri per lato, cella in pietra d’Istria, cuspide in rame, statua dorata dell’arcangelo Gabriele in cima. Identica all’esterno. Completamente diversa dentro, con fondazioni allargate da 220 a 410 metri quadrati e un ascensore. Il campanile che si vede oggi in Veneto è una copia precisa del 1912. La domanda che vale la pena farsi è: cosa cambia?
Origini e fasi costruttive
La prima torre fu costruita tra il IX e il X secolo sotto il doge Pietro Tribuno, sopra fondazioni di epoca romana che stabilizzavano il terreno lagunare. Serviva come torre di avvistamento e come faro: i naviganti che entravano in laguna la vedevano prima di qualsiasi altra cosa. La trasformazione in campanile vero e proprio avvenne progressivamente. Il terremoto del marzo 1511 la danneggiò in modo grave. La ricostruzione fu affidata all’architetto Piero Bon, che tra il 1511 e il 1514 ridisegnò la parte superiore: aggiunse la cella in marmo d’Istria, l’attico con sculture allegoriche e la cuspide piramidale che divenne la forma definitiva della torre per quasi quattro secoli. I fulmini la colpirono ripetutamente. Il capomastro Luigi Vendrasco aveva segnalato crepe e lavori eseguiti male già nel 1892, dieci anni prima del crollo. La sua relazione fu ricevuta, archiviata e ignorata.
Forma, materiali e caratteristiche
Il fusto quadrato sale per 50 metri con mattoni a vista in corsi orizzontali, interrotti da lesene verticali in pietra bianca che spezzano la massa compatta. La superficie è ruvida, con variazioni di colore tra mattone e mattone: sfumature che raccontano i diversi momenti costruttivi meglio di qualsiasi didascalia. Sopra il fusto c’è la cella campanaria in pietra d’Istria bianca, con quattro archi per lato — uno per ciascun lato cardinale — che lasciano vedere le campane sospese all’interno. I lati della torre sono orientati esattamente secondo i punti cardinali: non è una scelta estetica. Prima dei moderni strumenti di navigazione, i marinai che entravano in laguna usavano il campanile come riferimento direzionale. L’attico porta sculture di leoni su due lati e figure femminili sugli altri due. La cuspide in rame ha preso sfumature verdastre per ossidazione. In cima, a 99 metri, la statua dell’arcangelo Gabriele ruota seguendo il vento: un segnavento che funziona dal 1912 e probabilmente da molto prima.
Eventi storici e trasformazioni
Il 23 aprile 1745 un fulmine squarciò un angolo intero della torre. Fu riparato. Nel 1892 Vendrasco presentò la sua relazione sulle crepe. Fu ignorata. Il 14 luglio 1902 alle 9:47 la torre collassò. Una colonna di porfido — la pietra del bando, da cui si leggevano pubblicamente le leggi della Repubblica — deviò le macerie e salvò l’angolo della Basilica. Fu un caso. La decisione «dov’era e com’era» fu presa in ventiquattro ore. Le fondazioni furono allargate da 220 a 410 metri quadrati e rinforzate con tremila pali di legno lunghi quattro metri ciascuno, collegati da gettate di cemento. Fu installato un ascensore. La Loggetta del Sansovino fu ricostruita usando i frammenti originali recuperati dalle macerie: un puzzle in marmo che durò anni. Il campanile ricostruito aprì il 25 aprile 1912 — mille anni esatti, secondo la tradizione cittadina, dalla fondazione della torre originale.
Aneddoti e curiosità
Le cinque campane della Repubblica di Venezia avevano ciascuna un compito preciso. La Marangona, la più grande, chiamava gli operai dell’Arsenale al mattino e li rimandava a casa la sera: era l’orologio dei lavoratori, non della città. La Trottiera convocava i membri del Maggior Consiglio. La Nona segnava mezzogiorno. La Mezza Terza annunciava le riunioni del Senato. La campana del Maleficio suonava durante le esecuzioni capitali in piazza: un suono che tutti riconoscevano e nessuno voleva sentire. Nel crollo del 1902 solo la Marangona sopravvisse. Le altre quattro furono rifuse tra il 1903 e il 1912 con il finanziamento personale di papa Pio X — veneziano di nascita, eletto pontefice nel 1903. L’espressione «andemo a bever un’ombra», ancora usata in veneto per proporre un bicchiere di vino, nasce dall’usanza di bere all’ombra del campanile: era l’unica ombra larga disponibile in piazza a mezzogiorno.
Funzione e presenza contemporanea
Ogni anno 700.000 visitatori salgono i 99 metri in ascensore — 30 secondi, e si è sulla terrazza. La vista abbraccia tutta la laguna, dal Lido a est fino verso il Brenta a ovest. Le cinque campane suonano ancora per le funzioni liturgiche della Basilica di San Marco, coordinate con il calendario della parrocchia. La gestione è della Procuratoria di San Marco. Durante il Carnevale, dalla cima parte il Volo dell’Angelo: una discesa su fune di circa duecento metri fino al centro della piazza, davanti a decine di migliaia di persone. La statua dell’arcangelo Gabriele ruota ancora con il vento e indica la direzione ai naviganti che entrano in laguna da est. Non è decorazione: è una funzione che non è mai stata aggiunta apposta e che nessuno ha mai trovato un motivo per togliere.

