Al centro della conca di Cortina d’Ampezzo, tra le Dolomiti bellunesi del Veneto, c’è una torre che orienta lo sguardo prima ancora delle piste, degli alberghi e delle vetrine di Corso Italia. Il campanile della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo emerge sopra i tetti del centro e resta il segno verticale più riconoscibile del paese. Alto 65,80 metri, fu costruito tra il 1852 e il 1858 al posto di una torre più antica ormai compromessa. Non è un campanile medievale, né una sopravvivenza gotica: è un’opera ottocentesca, nata in una comunità alpina ancora legata al mondo asburgico e già proiettata verso una nuova immagine urbana.
La torre appartiene al complesso della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo, chiesa principale della comunità ampezzana, e domina il punto più riconoscibile del centro storico. Il suo profilo accompagna la vita quotidiana del paese: messe, funerali, feste, suono delle campane, fotografie, cartoline, arrivi dei visitatori. In un luogo circondato da pareti dolomitiche, il campanile non compete con la montagna. Fa un’altra cosa: dà misura umana alla conca.
Origini e fasi costruttive
L’attuale campanile nasce da un problema concreto. Sullo stesso sedime esisteva una torre più antica, risalente al 1590. Nel tempo la struttura aveva dato segnali sempre più evidenti di fragilità: campane fessurate, caduta di pietre, rischio per la strada sottostante. Nel 1846 le autorità imposero la sospensione del suono delle campane, e l’anno successivo fu costruito un campanile provvisorio in legno davanti alla chiesa. La demolizione della vecchia torre cominciò nel luglio 1851 e si concluse entro l’anno.
Nel 1852 Silvestro Franceschi avviò il nuovo cantiere, lavorando prima sulle fondazioni. Il terreno richiese una soluzione robusta: palificazione con tronchi di larice, pietrame e brecciame per stabilizzare il suolo. Il 18 agosto 1852 venne benedetta la prima pietra. L’opera si concluse nel 1858, quando le campane furono rifuse e issate sulla nuova torre. Suonarono per la prima volta nella notte di Natale di quell’anno. Per la comunità di Cortina d’Ampezzo, il campanile non fu soltanto un’opera religiosa: fu un investimento collettivo, civile, identitario.
Forma, materiali e caratteristiche
Il campanile ha una struttura slanciata, sobria, costruita per emergere senza sovraccaricare il centro storico. La pianta quadrata, le superfici regolari e la progressione verso la cella campanaria producono un’eleganza misurata. La torre non insiste su decorazioni elaborate: lavora soprattutto su proporzioni, altezza, rapporto con la chiesa e leggibilità nel paesaggio urbano.
Il progetto iniziale prevedeva un’altezza maggiore, ma venne ridotto fino agli attuali 65,80 metri. Questa misura è decisiva: abbastanza alta da diventare il riferimento visivo del paese, abbastanza controllata da non sembrare estranea alla scala del centro. Sopra la cella campanaria, la parte terminale accentua la verticalità dell’insieme. Il risultato è un campanile ottocentesco che non cerca l’effetto monumentale isolato, ma il dialogo con Corso Italia, la chiesa e il profilo delle Dolomiti.
Eventi storici e trasformazioni
La storia della torre attraversa anche le trasformazioni politiche dell’Ampezzo. Quando il campanile fu costruito, Cortina apparteneva ancora all’area asburgica; solo dopo la Prima guerra mondiale sarebbe entrata stabilmente nel quadro amministrativo italiano. Questo spiega una parte del suo carattere: non è pienamente cadorino, non è semplicemente tirolese, non è riducibile a una formula regionale. È un edificio nato in una terra di confine, dove le forme architettoniche riflettono passaggi politici, linguistici e culturali.
Nel Novecento la torre è diventata uno dei segni più ricorrenti dell’immagine turistica di Cortina. Accanto agli alberghi, alle piste e alle grandi manifestazioni sportive, il campanile ha continuato a rappresentare il centro storico e la vita ordinaria della comunità. Nel 2006 è stato oggetto di un restauro accurato, necessario per conservarne struttura, superfici e funzionalità. La chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo ha poi ricevuto nel 2011 il titolo di basilica minore.
Aneddoti e curiosità
Un dettaglio racconta bene il rapporto tra torre e comunità: il costo dell’opera fu altissimo per l’epoca. La sola torre costò 150.000 fiorini d’Impero; con campane e orologio si arrivò a 200.000 fiorini. Non era una spesa accessoria. Era la scelta di dotare il paese di un segno stabile, visibile, destinato a durare più delle generazioni che lo avevano finanziato.
Il concerto campanario è uno degli elementi più identitari della torre. Le campane principali furono rifuse e collocate nel nuovo campanile nel 1858; accanto ad esse sono ricordati altri bronzi legati alla vita religiosa e civile, tra cui la campana dell’agonia, quella dell’orologio e quella del guardafuoco. Quest’ultima rimanda a una funzione oggi quasi dimenticata: il campanile non serviva soltanto a chiamare alla liturgia, ma anche a trasmettere segnali alla comunità. In montagna, il suono era infrastruttura.
Funzione e presenza contemporanea
Oggi il campanile continua a svolgere la sua funzione originaria. Le campane accompagnano la vita liturgica della basilica e scandiscono i momenti principali della comunità. La torre, però, è anche altro: un orientamento urbano, un riferimento fotografico, un segno di continuità in un paese che negli ultimi cento anni ha cambiato pelle più volte, passando da centro alpino di valle a località turistica internazionale.
Il campanile non è normalmente visitabile, e questa chiusura contribuisce quasi a rafforzarne la presenza esterna. Non lo si attraversa, non lo si sale, non lo si consuma come punto panoramico. Lo si guarda. Da Corso Italia, dalla piazza, dai tetti, dalle strade che entrano in paese. In una Cortina spesso raccontata attraverso sport, lusso e grandi eventi, la torre dei Santi Filippo e Giacomo ricorda un centro più antico e più semplice: una comunità raccolta attorno alla sua chiesa, con una voce di bronzo sopra le case.

