Picinisco, pecorino DOP e mura italiche sulla Val di Comino

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Centro storico medievale di Picinisco sulla Val Comino con il castello del 1054 e le mura sannitiche
Centro storico medievale di Picinisco sulla Val Comino con il castello del 1054 e le mura sannitiche

Picinisco sorge a 725 metri di quota, su un’altura rocciosa della Val di Comino, al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise. È uno dei cinque comuni laziali il cui territorio tocca più regioni diverse da quella di appartenenza. Qui vivono 1.110 persone, distribuite tra il centro storico medievale e venti frazioni sparse sui 62 chilometri quadrati del comune. La maggior parte del territorio ricade dentro il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — il che significa che il vicinato include orsi marsicani, camosci appenninici e lupi, sul Monte Meta che chiude il paese a nord. Il borgo conserva tratti di mura poligonali sannitiche, un castello del 1054, una chiesa romanica documentata dal 1110 e un pecorino DOP con riconoscimento europeo ottenuto nel 2013. Poco più in basso, nella valle, scorrono il Mollarino e il Melfa, che sgorga direttamente dalla roccia calcarea di Canneto.

DAI SANNITI ALLA LINEA GUSTAV, mille anni di passaggi

Nel 1017 i principi di Capua Pandolfo III e Pandolfo IV concessero al Monastero di Montecassino la chiesa di San Valentino, collocata ai confini della Contea Cominense nel territorio di Piczinisci. È il primo documento scritto che nomina Picinisco. Prima di allora l’area era abitata dai Sanniti — restano tratti di mura poligonali e iscrizioni — poi conquistata dai Romani. Nel 1054 i conti dei Marsi Oderisio II e Rainaldo III costruirono il castello e fortificarono il borgo. Da lì in poi i passaggi di proprietà si susseguirono senza pause lunghe: d’Aquino, Cantelmo, Borgia, Navarro, Cardona, Di Capua, Gallio. Nel giugno 1150 Ruggero il Normanno annesse la zona al Regno di Napoli. Ci rimase fino al 1860. Il passaggio più duro arrivò dopo l’8 settembre 1943: il paese si trovò sulla Linea Gustav, fu bombardato, occupato dai tedeschi e liberato il 29 maggio 1944 dal Corpo Italiano di Liberazione.

IL CASTELLO, SEI PORTE E IL PLATANO AL CENTRO

Il castello di Picinisco occupa la parte più alta del centro storico, con pianta rettangolare e prospetto principale orientato a sud-est. Si riconoscono torri, cortine a scarpa, cammino di ronda, feritoie per arcieri e archibugieri. La torre cilindrica centrale fu semidistrutta da un bombardamento aereo americano nel gennaio 1944. Oggi è ancora così. Dentro le mura, sei porte segnano gli accessi storici: Porta Saracena, Porta Codarda, Porta Rione, la Portella, Porta della Prece e Porta degli Orologi. La Saracena era l’ingresso principale originario, poi sostituito dalla Porta degli Orologi con l’espansione del borgo. La spina dorsale è via Maggiore — oggi via G. Ferri — che collega piazza Ernesto Capocci a piazza Fucina. Al centro di piazza Capocci, davanti al palazzo degli orologi, cresce un platano monumentale. La piazza è costruita come un terrazzo in quota: dalla sua ringhiera si vede l’intera valle, e ci si ferma anche quando non si ha nessuna intenzione di farlo.

La chiesa del 1110 e il campanile che era una torre

La Chiesa di Santa Maria Assunta viene menzionata per la prima volta nel 1110, nella bolla di papa Pasquale II al vescovo di Sora Goffrido. È edificata su resti romani, fuori dal perimetro del centro storico, con impianto romanico a tre navate, atrio e soffitto a capriate lignee. Dentro conserva un affresco databile al XIV secolo. La Collegiata di San Lorenzo, costruita nel 1305 e ampliata più volte, conserva un organo a canne di Catarinozzi del 1739 e presenta tre navate, due cori e una cappella laterale. Il campanile dell’XI secolo è la parte più antica: in pietra lavorata con scala interna a chiocciola, nacque quasi certamente come torre di avvistamento militare. La conversione a campanile avvenne in una fase successiva che nessun documento precisa — il tipo di lacuna che dice qualcosa su come funzionava il tempo, allora. Fuori dal paese, nella Valle di Canneto a 1.020 metri, sorge il Santuario della Madonna di Canneto, attestato dall’819 su un precedente sito di culto pagano dedicato alla dea Mefiti.

D.H. Lawrence in viaggio di nozze nel dicembre 1919

Nel dicembre 1919 lo scrittore David Herbert Lawrence arrivò a Picinisco con la moglie Frieda. Era il loro viaggio di nozze italiano. Si fermarono nel borgo per alcune settimane, ospiti di conoscenti. Il soggiorno lasciò traccia nelle pagine iniziali di The Lost Girl, pubblicato nel 1920, dove Picinisco compare trasfigurato in un paesaggio di neve e montagna. Lawrence descrisse la casa in cui alloggiavano come gelida, priva di comfort, circondata da un silenzio che lui definì minerale. Il paese celebra quel legame con due manifestazioni: il Premio “L’Italia di D.H. Lawrence” e il Premio Europeo di Narrativa “G. Ferri – D.H. Lawrence”, due giorni di incontri con ospiti internazionali. Un terzo appuntamento, il Festival delle Storie, porta scrittori, filosofi e giornalisti tra i vicoli del borgo. La leggenda dice che Lawrence odiò Picinisco. I documenti raccontano altro: ci restò, la scrisse, la trasformò in pagine pubblicate a Londra l’anno dopo.

Il pecorino DOP e la transumanza che continua

Il Pecorino di Picinisco DOP ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta dall’Unione Europea nel 2013. È un formaggio ovi-caprino a pasta dura, prodotto con latte crudo da pecore di razza sopravvissana, comisana e massese e da capre locali. Il disciplinare prevede che il latte provenga da animali allevati allo stato brado o semibrado sui pascoli della Val Comino e delle Mainarde, tra i 600 e i 2.000 metri di quota. La stagionatura minima è sessanta giorni per la forma “scamosciato”, novanta per la “stagionato”. Le erbe dei pascoli — timo, serpillo, menta selvatica — modificano l’aroma del formaggio a seconda della stagione. È una variabile che il disciplinare prevede e non cerca di correggere. La transumanza è ancora praticata da alcune famiglie, che in estate portano le greggi sui Prati di Mezzo. A fine luglio il borgo organizza “Pastorizia in Festival”, due giorni — il 9 e il 10 agosto — dedicati a musica, strumenti e saperi della pastorizia.

Milletrecento abitanti e il Parco che cambia tutto

Nel 1984 un terremoto di magnitudo 5,9 danneggiò il centro storico di Picinisco, costringendo a interventi di restauro protrattisi per anni. Gli abitanti, che nel dopoguerra superavano i 4.000, oggi sono 1.110. Il calo ha colpito soprattutto le frazioni di montagna. Ma il dato demografico nasconde qualcosa di meno prevedibile: nel 2017 la comunità straniera residente contava 51 persone, con una quota rilevante di cittadini britannici e irlandesi che hanno acquistato case nel centro storico e nelle borgate. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è diventato il principale fattore economico del territorio: la falesia “Morge del Corvo” offre circa 250 vie di arrampicata alte fino a 35 metri, i sentieri di Prati di Mezzo attirano escursionisti d’estate e ciaspolatori d’inverno, il fiume Melfa è frequentato da chi pratica torrentismo. Picinisco ha smesso di perdere residenti. Ha cominciato ad acquisirne di nuovi, con passaporti diversi.

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