A febbraio, quando le gare di sci alpino paralimpico scenderanno dalle Tofane, a Milano sono già le undici di sera. Le due città non si vedono, non si sentono, sono separate da 430 chilometri di autostrada, valichi e neve. Eppure per chi si muove con una carrozzina o con stampelle, quel tragitto è una catena: basta un anello rotto — un ascensore fermo, una pedana che si inceppa, un marciapiede che finisce nel nulla — e il viaggio si interrompe prima ancora di arrivare. Le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 non sono un accessorio dei Giochi invernali: sono un collaudo di infrastruttura. Dalle banchine della metropolitana milanese alle seggiovie ampezzane, il principio di accessibilità coinvolge oggi decine di opere sparse tra le due regioni. I Giochi diventano il banco di prova più visibile di un sistema che, se tiene sotto la pressione dei grandi numeri, resterà funzionante anche dopo la cerimonia di chiusura. L’eredità non è solo negli impianti nuovi: è nell’altezza dei marciapiedi ferroviari, nella larghezza dei tornelli, nelle pedane che si aprono anche sotto la neve.
Il villaggio paralimpico di Milano: soglie a raso e viali al 5%
La sfida di questa edizione è nella gestione di tre poli distanti ma collegati: Milano, la Valtellina e Cortina d’Ampezzo. L’approccio adottato è quello del Universal Design, dove rampe, ascensori e segnali tattili non sono aggiunte posticce ma fanno parte del progetto dall’inizio. Nel villaggio paralimpico di Milano, nell’area dell’ex scalo di Porta Romana, le soglie sono a filo pavimento e i viali hanno pendenza costante inferiore al 5%: una misura che vale quanto qualsiasi dichiarazione di intento. Gli spazi comuni coprono circa 35.000 metri quadri, con percorsi interni progettati per garantire autonomia di movimento a qualsiasi tipo di ausilio. L’illuminazione è garantita da corpi luce a LED con uniformità certificata, senza zone d’ombra nei passaggi critici notturni. Sulle Dolomiti, lo stesso principio si applica: borghi storici e impianti di risalita pensati come percorso unico, non come somma di adattamenti separati aggiunti in corsa.
Cinquanta stazioni rinnovate: i marciapiedi a 55 cm
Il piano prevede il potenziamento di 50 stazioni ferroviarie lungo le tratte olimpiche, con marciapiedi portati a 55 cm dal piano dei binari per permettere l’incarrozzamento a raso. Niente più montascale lenti, niente assistenza obbligatoria per salire sul treno. Le stazioni interessate coprono l’intera dorsale da Milano Centrale fino a Tirano, con interventi mirati anche sulle fermate di Lecco, Colico e Sondrio. I tornelli di accesso ai binari sono stati sostituiti con varchi da 90 cm di larghezza netta, compatibili con le carrozzine elettriche più ingombranti. I pannelli informativi sono stati integrati con sistemi audio e display ad alto contrasto per chi ha disabilità visiva. I test di marzo 2026 registrano un tempo medio di attraversamento dei varchi con ausilio di meno di 8 secondi. La catena funziona quando ogni anello è testato nella condizione peggiore, non nella media giornaliera.
Bus navetta: pedane a 20 secondi e ancoraggi rapidi
Sui bus navetta che collegheranno i siti di gara, le pedane idrauliche sono state collaudate per tempi di apertura inferiori ai 20 secondi: un dato che conta durante i grandi flussi, quando una pedana lenta può bloccare l’intera colonna. All’interno dei mezzi, i sistemi di ancoraggio rapido per carrozzine consentono il fissaggio in meno di 45 secondi senza assistenza esterna. Ogni bus della flotta olimpica ha 2 posti dedicati con spazio di manovra di 150×150 cm nella zona di imbarco. La segnalazione audiovisiva delle fermate è attiva su tutti i mezzi in italiano e inglese. Le piazzole di sosta alle fermate sono state rialzate per ridurre la pendenza della pedana all’uscita: mai oltre il 12% di inclinazione. La segnaletica aumentata e le app con stato in tempo reale degli ascensori e delle pedane completano il sistema, permettendo di pianificare ogni coincidenza con dati reali.
PalaItalia e Cortina: accesso agli impianti di gara
Al PalaItalia di Santa Giulia le balaustre del campo sono completamente trasparenti in plexiglass lungo tutta la zona panchine: chi compete su slittino resta a pochi centimetri dal suolo, e il contatto visivo con il gioco è garantito anche durante i cambi. La pavimentazione sintetica ad alta densità nei corridoi tra spogliatoi e pista permette alle lame degli slittini di scivolare senza rovinarsi. Ogni spogliatoio ha soglia a raso e bagni con cerchio di rotazione di 150×150 cm. A Cortina, sulla pista Olympia delle Tofane, la rampa di accesso alla zona di partenza per gli atleti sitting ha pendenza costante al 4%: nessuna assistenza esterna necessaria per raggiungerla. Il parterre d’arrivo è dotato di passerelle modulari in alluminio mandorlato larghe 200 cm, con sistema di riscaldamento a induzione integrato sotto la superficie che mantiene il piano libero da neve e ghiaccio.
Valtellina e borghi: certificazioni e mappe tattili
I piccoli comuni della Valtellina stanno adottando mappe tattili e soluzioni di mobilità assistita che rendono percorribili anche borghi arroccati. La rete degli hotel e dei rifugi coinvolti ha avviato percorsi di certificazione che riguardano l’illuminazione — non meno di 100 lux nei corridoi — l’altezza dei banconi a 85 cm e la leggibilità dei menù con caratteri ad alto contrasto. Non solo la presenza del bagno a norma: l’intero ciclo dell’ospitalità viene verificato da ispettori indipendenti. I sentieri di connessione tra strutture ricettive e siti di gara sono stati classificati con il sistema di difficoltà europeo, leggibile tramite QR code ai principali incroci. L’obiettivo non è creare isole accessibili in un territorio che resta difficile: è alzare il livello medio su tutto il comprensorio. I benefici resteranno alle comunità locali molto oltre la chiusura dei Giochi paralimpici.
Cosa resta dopo i Giochi: l’eredità infrastrutturale
Misuro le pendenze, verifico i tempi degli ascensori, controllo la larghezza dei varchi: il sistema non regge solo sulla carta. La vera eredità di Milano Cortina 2026 non sarà nei numeri delle medaglie. Resteranno 50 stazioni ferroviarie con marciapiedi a 55 cm, borghi alpini con mappe tattili, una rete di trasporti che non separa chi usa una carrozzina da chi no. I prossimi turisti troveranno strutture che non richiedono di chiamare in anticipo, prenotare l’assistenza, spiegare di che tipo di ausilio hanno bisogno. Non è il traguardo finale dell’accessibilità in Italia: è un punto fermo da cui misurare i progressi futuri. Per sapere cosa era accessibile prima del 2026 e verificare i miglioramenti in corso, il riferimento più aggiornato resta Superando.it. La documentazione ufficiale degli interventi è raccolta sul sito del Comitato Italiano Paralimpico.

