Mole Antonelliana: salire a 167 metri tra i miti del cinema

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Il Museo Nazionale del Cinema occupa la Mole Antonelliana di Torino, l’edificio in muratura più alto d’Europa con i suoi 167 metri di altezza. Fondato grazie alla visione di Maria Adriana Prolo, conserva 1.800.000 pezzi tra fotografie, manifesti e bobine, rendendolo uno degli archivi cinematografici più significativi a livello internazionale. Le sale si sviluppano in verticale: si parte dall’archeologia delle lanterne magiche, al piano terra, per arrivare, sull’ascensore panoramico di cristallo, al tempietto sommitale. In Piemonte, tra i musei italiani dedicati al cinema, non esiste nulla di paragonabile per estensione e ambizione narrativa. Ogni anno il museo accoglie oltre 700.000 visitatori, attratti da un allestimento firmato da François Confino che non segue la cronologia ma l’emozione. Visitare la Mole significa capire come il cinema sia nato dal desiderio umano di sfidare la percezione, esattamente come Antonelli ha sfidato la gravità con i suoi mattoni e la sua testardaggine.

Una sinagoga diventata cielo

Nel 1863 la comunità ebraica di Torino commissiona ad Alessandro Antonelli una sinagoga sul bordo orientale della città. L’architetto novarese, già settantenne, comincia ad alzare i muri e poi non si ferma più. L’edificio cresce oltre ogni accordo, ogni budget, ogni limite strutturale immaginato dai committenti. La comunità ebraica abbandona il cantiere; il Comune di Torino rileva l’opera nel 1878 e la porta a completamento nel 1889, quando la guglia tocca i 167 metri. Per quasi un secolo la Mole resta senza funzione precisa: museo del Risorgimento, luogo simbolico, monumento alla tenacia di un architetto visionario. Solo nel 2000, dopo un restauro durato anni, l’edificio trova la sua vocazione definitiva con il Museo Nazionale del Cinema. L’allestimento di François Confino rispetta il vuoto centrale verticale, lo abita senza riempirlo, lasciando che l’architettura resti la vera protagonista di ogni visita.

L’Aula del Tempio e l’ascensore di cristallo

Al piano dell’Aula del Tempio, lo spazio principale si apre in tutta la sua vertigine: 47 metri di altezza libera, con cappelle laterali dedicate ai generi cinematografici che circondano il vuoto centrale. Qui il visitatore è invitato a sdraiarsi sulle chaise-longue rosse e guardare verso l’alto, dove frammenti di film vengono proiettati sul soffitto della cupola in un ciclo continuo. L’ascensore panoramico di cristallo parte da questo livello e sale verso il “tempietto” in 59 secondi, sospeso su cavi d’acciaio, con vista diretta sulla struttura interna della Mole. Attorno al vuoto centrale si svolge la rampa elicoidale, un camminamento che sembra galleggiare e ospita le mostre temporanee. Ogni cappella racconta un genere: dal musical al western, dalla commedia alla fantascienza. Non esiste un altro allestimento museale in Italia dove l’architettura diventi così esplicitamente scenografia, trasformando la visita in un’esperienza fisica oltre che culturale.

Il corredo di Cabiria e la statua di Moloch (1914)

Al piano dedicato all’Archeologia del Cinema, la Collezione Prolo espone i reperti che precedono i fratelli Lumière. Tra i pezzi più rari spicca il corredo originale del film Cabiria, kolossal del 1914 diretto da Giovanni Pastrone e sceneggiato da Gabriele D’Annunzio: il primo grande film italiano distribuito a livello mondiale. La statua del dio Moloch, ricostruzione originale di scena alta oltre tre metri, definì l’estetica del cinema storico per un decennio intero. Accanto ai reperti del muto torinese, il museo conserva oggetti entrati nella mitologia pop: la bombetta originale di Charlie Chaplin, il mantello da Dracula di Bela Lugosi, i disegni preparatori di classici Disney. Ogni oggetto è esposto con la stessa logica narrativa: non il feticcio isolato, ma il contesto produttivo che lo ha generato. L’Archeologia del Cinema è la sezione dove si capisce che cosa significasse fare un film nel Novecento.

La terrazza a 85 metri tra le Alpi e i tetti sabaudi

La salita non si esaurisce nelle sale espositive. L’ascensore panoramico porta fino alla terrazza della corona, a 85 metri di altezza, dove la vista si apre su tutta Torino: i tetti del Settecento sabaudo, il verde del Po, e le Alpi che chiudono l’orizzonte con una precisione quasi cinematografica. Da questa quota si vede la guglia della Mole da vicinissimo, ricostruita dopo il nubifragio del 1953 che l’aveva abbattuta. Si capisce qui la tecnica costruttiva di Antonelli: niente ferro, nessuna struttura metallica, solo muratura portante che regge una massa enorme sfidando ogni calcolo contemporaneo. Per molti visitatori è il momento più inatteso dell’intera visita, il passaggio dal buio controllato della sala cinematografica alla luce diretta della città reale. Un ponte visivo tra la finzione del set e la concretezza del territorio piemontese che pochi musei al mondo sanno costruire con altrettanta efficacia.

Tim Burton, il Festival e i laboratori di restauro

Oltre alla collezione permanente, il museo funziona come centro di produzione culturale attivo dodici mesi l’anno. Nel 2024 ha ospitato una rassegna dedicata all’universo visivo di Tim Burton, con oltre 400 oggetti originali tra bozzetti, costumi e modelli di scena. La collaborazione con il Torino Film Festival porta ogni novembre anteprime mondiali e incontri con registi internazionali nelle sale della Mole. I workshop di restauro pellicole formano ogni anno nuove generazioni di tecnici, mantenendo il legame con la Cineteca Nazionale e con gli archivi europei. Lungo la rampa espositiva, tecnologie di realtà aumentata permettono di interagire con manifesti storici e scenografie digitali. Non si tratta di aggiunte decorative: sono strumenti che cambiano il modo in cui il pubblico giovane incontra un patrimonio filmico di oltre centoventi anni. Il museo non conserva solo il passato, ma progetta i linguaggi visivi di domani.

Perché visitare la Mole

Il Museo Nazionale del Cinema è l’unico spazio espositivo al mondo dove la cultura si sviluppa in verticale, obbligando lo sguardo a salire sempre più in alto. Puoi toccare un proiettore Pathé del 1900 e cinque minuti dopo guardare Torino dall’alto su un cristallo sospeso nel vuoto. Questo salto tra epoche e materiali è la ragione per cui la Mole non invecchia: è sempre simultaneamente storica e contemporanea, radicata e vertiginosa. Entro il 2026 sono previsti percorsi di realtà virtuale che permetteranno di “entrare” nelle scenografie di Giovanni Pastrone, riabitando gli spazi di Cabiria a oltre cento anni dall’uscita. Il museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì; il biglietto comprende la salita alla terrazza panoramica. Tra i primati dell’architettura italiana del XIX secolo, la Mole è un edificio pensato per la fede trasformato nell’altare laico del cinema.

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