Il campanile di Santa Sofia a Benevento

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La Campania interna, tra la Valle Caudina e il Sannio beneventano, conserva borghi e centri che furono longobardi dopo la conquista del VI secolo. Benevento, nella valle del Calore, presenta un centro storico segnato da stratificazioni romane, longobarde e medievali. Sulla piazza di Santa Sofia, accanto al complesso monastico patrimonio UNESCO, si alza il campanile settecentesco ricostruito nel 1703. Muratura intonacata con elementi lapidei, forme barocche sobrie. All’interno conserva due lapidi: una dell’XI secolo in caratteri longobardi, una del 1703. La torre non occupa lo stesso punto dell’originale: fu spostata dopo il terremoto del 5 giugno 1688. Il complesso fu fondato dal duca longobardo Arechi II intorno al 760, poi divenne tempio nazionale dei Longobardi dopo la sconfitta di Desiderio da parte di Carlo Magno nel 774. Il primo campanile fu costruito dall’abate benedettino Gregorio II tra il 1038 e il 1056, sotto il principato di Pandolfo III. La torre proteggeva il sepolcro di Arechi II e segnava il centro del monastero benedettino femminile.

Origini e fasi costruttive

Il primo campanile sorgeva in posizione diversa rispetto a quello attuale, probabilmente più vicino alla facciata della chiesa. L’epigrafe metrica dell’XI secolo, scritta in caratteri longobardi, ricorda la costruzione voluta dall’abate Gregorio il giovane. Il testo latino definisce la torre “pregevole piramide” innalzata su nuove fondamenta e indica l’abate come “inclito” per aver intrapreso questo “turrito edificio”. La lapide originale fu conservata dopo il crollo del 1688 e murata nella parete occidentale del campanile settecentesco come memoria storica del complesso. La torre medievale aveva funzione religiosa e civile insieme: ospitava le campane per le liturgie benedettine e segnava i ritmi della comunità monastica e urbana. L’area intorno al complesso era cinta da mura ellittiche costruite tra il 1471 e il 1484 per volere del cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II, allora commendatario di Santa Sofia. Il muro di cinta fu distrutto nel 1705 durante i lavori di ricostruzione condotti dall’architetto Carlo Buratti.

Forma, materiali e caratteristiche

Il campanile settecentesco presenta pianta quadrata in muratura intonacata con elementi in pietra calcarea, brecce e mattoni. La struttura si sviluppa su più livelli fino alla cella campanaria, caratterizzata da aperture ad arco a tutto sesto. Le forme architettoniche rispecchiano il gusto barocco sobrio dell’inizio Settecento voluto dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, che curò personalmente la ricostruzione del complesso dopo i terremoti. L’altezza complessiva supera i venti metri, rendendo la torre ben visibile dal corso Garibaldi che attraversa il centro storico beneventano. All’interno sono conservate le due lapidi fondamentali per la storia del monumento. La prima, dell’XI secolo, reca l’iscrizione in caratteri longobardi che documenta la costruzione del primo campanile. La seconda, del 1703, ricorda la ricostruzione settecentesca e l’impegno dell’arcivescovo Orsini nonostante le difficoltà causate dai sismi successivi. Entrambe le epigrafi costituiscono testimonianze storiche di prima mano per ricostruire le vicende della torre attraverso i secoli.

Eventi storici e trasformazioni

Il terremoto del 5 giugno 1688 distrusse dalle fondamenta il campanile romanico, che crollò sul corpo avanzato della chiesa demolendolo completamente. Il cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, avviò immediatamente i lavori di ricostruzione, ma il 14 marzo 1702 un secondo sisma danneggiò gravemente la torre quasi ultimata. L’arcivescovo fu costretto a spianare al suolo la struttura e ricominciare da capo. La ricostruzione definitiva fu portata a termine nel 1703, come documenta la lapide murata nel campanile. L’intervento comportò anche lo spostamento della torre rispetto alla posizione originaria medievale. Nel 1809, durante il principato di Talleyrand a Benevento, furono distrutti il muro di cinta ellittico e la fontana esterna che abbelliva lo spazio antistante il complesso. Scavi archeologici successivi hanno individuato alcuni tratti del muro e la canaletta di scolo della fontana, oltre a una serie di apprestamenti legati all’attività di un cantiere edile del XVIII secolo. Dopo il terremoto del 1980 fu effettuato un consolidamento statico della struttura.

Aneddoti e curiosità

Nel 1915 il campanile rischiò di essere abbattuto dall’amministrazione comunale, che lo riteneva un ingombro inutile e non un’opera d’arte da conservare. L’intervento di Corrado Ricci, storico dell’arte e soprintendente, presso il ministero competente impedì che venisse compiuta tale opera di distruzione. L’episodio testimonia come all’inizio del Novecento non fosse ancora maturata piena consapevolezza del valore storico e artistico del patrimonio longobardo conservato a Benevento. Nel 1936 sulle pareti del campanile furono poste due mappe realizzate dallo scultore Michelangelo Parlato su ricostruzione grafica di Alfredo Zazo, rappresentanti il Sannio antico e il longobardo Ducato di Benevento. Sempre in epoca contemporanea furono collocati cinque stemmi che rappresentano altrettante dominazioni succedutesi nella città: sanniti, romani, longobardi, Stato Pontificio e Comune di Benevento dopo l’unità d’Italia. Questi elementi decorativi trasformarono il campanile in un racconto verticale della storia beneventana attraverso i secoli.

Funzione e presenza contemporanea

Dal 25 giugno 2011 il complesso monumentale di Santa Sofia è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che comprende sette luoghi densi di testimonianze architettoniche longobarde distribuiti dal Friuli alla Puglia. Per Benevento sono inclusi la chiesa, il chiostro romanico del monastero e il Museo del Sannio, oggi ospitato negli ambienti conventuali. La proprietà del campanile, formalmente riconosciuta al Comune di Benevento nel 2024 con atto sottoscritto in Prefettura, è stata confermata dopo una lunga vicenda giuridica iniziata con l’atto notarile del 4 maggio 1919. Tra il 2024 e il 2025 sono stati realizzati interventi di restauro finanziati con fondi PNRR per la sicurezza sismica, il risanamento conservativo e il consolidamento strutturale. È stato installato anche un nuovo impianto di illuminazione notturna che valorizza le sezioni della torre, conferendo ulteriore prestigio al complesso UNESCO.

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