Il campanile di San Marco è uno dei monumenti italiani più conosciuti al mondo ed è, con i suoi 99 metri di altezza, il primo elemento di Venezia che si vede arrivando dal mare. La struttura è isolata sul lato di Piazza San Marco verso il bacino, staccata dalla basilica e dal Palazzo Ducale. Il fusto è in mattoni rossi, massiccio e squadrato, con una base di 12 metri per lato che poggia su fondazioni lagunari. Sopra, la parte con le campane è rivestita in pietra bianca d’Istria, forata da archi che lasciano passare aria e suono. La cuspide stretta termina con una statua dorata dell’Arcangelo Gabriele che gira seguendo il vento. Quello che si vede oggi è del 1912, perché il campanile originale crollò una mattina del 1902 senza fare vittime. Fu ricostruito identico, con le stesse forme ma fondazioni più solide per reggere su un terreno di fango e pali di legno.
Origini e storia
La prima torre fu costruita tra il IX e il X secolo sotto il doge Pietro Tribuno, sopra fondazioni di epoca romana che davano stabilità al terreno paludoso. Serviva come torre di avvistamento e faro per le navi che entravano nella laguna veneta. Nel tempo divenne campanile vero e proprio, con campane che scandivano la vita della città. Il terremoto del marzo 1511 lo danneggiò pesantemente, rendendo necessari lavori urgenti. Tra il 1511 e il 1514 l’architetto Piero Bon lo ricostruì aggiungendo la cella in marmo, l’attico con sculture e la cuspide appuntita. I fulmini lo colpirono più volte nei secoli, soprattutto dopo il Cinquecento quando venne aggiunta la punta in ferro che li attirava. Il 23 aprile 1745 un fulmine squarciò un angolo intero della torre. Il 14 luglio 1902, alle 9:47 del mattino, il campanile crollò su sé stesso in pochi secondi.
Forma, materiali e luce
Il fusto sale per 50 metri con mattoni a vista disposti in corsi orizzontali, interrotti solo da lesene verticali che spezzano la massa compatta. La superficie è ruvida, irregolare, con variazioni di colore tra mattone e mattone che raccontano i diversi momenti di costruzione e restauro. Sopra il fusto c’è la cella campanaria in pietra bianca, con quattro grandi archi per lato che lasciano vedere le campane sospese all’interno. L’attico sopra la cella porta sculture di leoni su due lati e figure femminili sugli altri due lati contrapposti. La cuspide si restringe salendo, rivestita in rame che nel tempo ha preso sfumature verdastre per ossidazione. In cima, a quasi 99 metri, la statua dorata dell’arcangelo brilla al sole. La luce del mattino arriva da est, sopra la laguna, e sottolinea il ritmo verticale delle lesene creando strisce d’ombra lunghe sul fusto. D’inverno i mattoni rossi diventano più caldi di tono.
Lo spazio circostante
Il campanile sta sul lato est di Piazza San Marco, decentrato rispetto alla basilica e non allineato con l’asse principale della piazza. Occupa una posizione propria, creando uno spazio triangolare tra sé, la basilica e il Palazzo Ducale che orienta i movimenti nella piazza. Alla base, verso la basilica, c’è la Loggetta del Sansovino, distrutta nel crollo del 1902 e ricostruita subito dopo con i frammenti recuperati. La piazza si apre verso il bacino con il campanile che bilancia visivamente la massa orizzontale delle Procuratie. Da terra la torre domina tutto, emerge di quasi 100 metri sopra i tetti circostanti del centro storico. Chi arriva dal mare la vede per prima, chi attraversa la città la usa come riferimento visivo per orientarsi. I lati della torre sono orientati secondo i punti cardinali, cosa utile per la navigazione in laguna. Da Piazza San Marco sembra vicino alla basilica, ma tra i due ci sono circa 20 metri.
Aneddoti e curiosità
Le cinque campane avevano ciascuna un ruolo preciso nella vita della Repubblica. La Marangona, la più grande, chiamava gli operai dell’Arsenale al mattino e alla sera segnando inizio e fine della giornata lavorativa. La Trottiera convocava i membri del Maggior Consiglio per le sedute ufficiali. La Nona segnava mezzogiorno con un suono riconoscibile nella città. La Mezza Terza annunciava le sedute del Senato. La campana del Maleficio suonava durante le esecuzioni capitali in piazza. Alla base del campanile c’era la pietra del bando, una colonna di porfido da cui si leggevano pubblicamente le leggi della Repubblica. Nel crollo del 1902 questa colonna deviò le macerie salvando l’angolo della basilica da danni gravi. Il capomastro Luigi Vendrasco aveva avvertito del pericolo già dal 1892, segnalando lavori fatti male e crepe che si allargavano. L’espressione “andemo a bever un’ombra” viene dall’usanza di bere vino all’ombra del campanile.
L’eredità dal passato
Il campanile ricostruito fu inaugurato il 25 aprile 1912, esattamente mille anni dopo la fondazione della torre originale secondo la tradizione cittadina. All’esterno sembra identico a quello crollato, ma dentro è completamente diverso per garantire stabilità e sicurezza. Le fondazioni vennero allargate da 220 a 410 metri quadrati e rinforzate con tremila pali di legno lunghi 4 metri ciascuno, collegati da gettate di cemento e pietrisco. Fu installato un ascensore che porta alla quota panoramica in 30 secondi, rendendo accessibile la vista sulla laguna. Delle cinque campane originali solo la Marangona sopravvisse al crollo del 1902. Le altre quattro vennero rifuse tra il 1903 e il 1912 con il finanziamento personale di papa Pio X. Oggi il campanile mantiene la funzione di riferimento visivo per chi arriva dal mare e ospita circa 700.000 visitatori all’anno. Durante il Carnevale dalla cima parte il Volo dell’Angelo, momento clou dei festeggiamenti che richiama migliaia di persone in piazza.
META DESCRIPTION Torre da 98 metri in mattoni che domina Venezia dal IX secolo. Crollata nel 1902, venne ricostruita identica. Ancora oggi punto di riferimento in laguna.

