Il campanile della chiesa di Santa Maria sul lago di Como

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La Lombardia occidentale, tra le Prealpi e il Lago di Como, conserva borghi che furono centri della Pieve di Gravedona. Gravedona ed Uniti si affaccia sulla sponda nord del ramo comasco, tra Dongo e Sorico, con il nucleo storico che raccoglie testimonianze medievali e romaniche. In piazza XI Febbraio, al centro dell’abitato, si alza il campanile di Santa Maria del Tiglio. Torre quadrata alla base, poi ottagonale, quasi 35 metri di altezza. Muratura con blocchi chiari e scuri in filari regolari, bicromia tra pietra di Moltrasio e marmo di Musso. Il campanile coincide con la facciata: per entrare in chiesa si passa sotto la sua base. Il campanile fu costruito tra l’XI e il XVI secolo attraverso fasi successive. Il livello inferiore potrebbe essere nato come pronao, poi trasformato e innalzato. La torre serviva l’intera pieve: la chiesa di San Vincenzo non aveva campanile proprio. Studi recenti indicano che all’inizio potrebbe avere avuto pianta cruciforme.

Origini e fasi costruttive

La costruzione si sviluppa lungo un arco temporale ampio, dal secolo XI fino al secondo quarto del XVI secolo, attraverso fasi successive documentate. Il livello inferiore potrebbe non essere nato come parte di una torre, ma come pronao, cioè uno spazio di accesso coperto alla chiesa, poi trasformato e innalzato. Le visite pastorali ricordano che il campanile rispondeva alle esigenze dell’intera pieve, perché la chiesa di San Vincenzo non aveva una torre propria. Studi basati su documenti d’archivio e analisi delle murature indicano che all’inizio la torre potrebbe avere avuto pianta cruciforme. Interventi importanti compaiono già alla fine del XIV secolo, ma l’assetto attuale si definisce soprattutto tra il 1539 e il 1599, quando la comunità contestò anche le spese dei lavori. La torre mantenne funzione religiosa e civile insieme, segnando i ritmi liturgici e comunitari del borgo nei secoli.

Forma, materiali e caratteristiche

Il campanile si legge “a blocchi”, salendo con lo sguardo. Fino all’altezza del tetto della chiesa ha pianta quadrata; più in alto passa a pianta ottagonale, effetto degli interventi che hanno riempito gli angoli della forma precedente. La parte bassa è costruita con pietra di Moltrasio e marmo di Musso, disposti in filari regolari che creano una bicromia netta. Salendo, la muratura cambia: la tessitura diventa meno ordinata e compaiono anche elementi in laterizio. Le aperture seguono un ritmo riconoscibile: finestre a due aperture, poi a tre, e poi di nuovo a due ma più grandi. La cella campanaria è coperta da una cupola rivestita con beole e poggia su un tamburo circolare scandito da pilastri e colonne alternate. Alla base si apre il portale in marmo di Musso, con una strombatura profonda. La luce del mattino fa risaltare i contrasti tra i materiali; nel pomeriggio i volumi risultano più compatti e unitari.

Eventi storici e trasformazioni

Tra il 1539 e il 1599 la comunità locale promosse i lavori di sopraelevazione che definirono l’assetto attuale. Le spese furono contestate dai residenti, come testimoniano i documenti d’archivio. In questa fase la torre passò da pianta quadrata a ottagonale nella parte superiore, riempiendo gli angoli con muratura mista. La bicromia originaria fu mantenuta solo nella parte bassa: salendo, il marmo di Musso appare in variante più rosata e i blocchi scuri risultano inseriti senza l’ordine dei filari inferiori. Questo cambiamento di tessitura rivela le diverse campagne costruttive senza nasconderle. La torre mantenne sempre funzione campanaria per l’intera pieve, dato che San Vincenzo non aveva campanile proprio. Nel Novecento furono effettuati consolidamenti strutturali che non hanno alterato la leggibilità delle stratificazioni murarie. Le beole della cupola sono state sostituite parzialmente durante restauri recenti, mantenendo la tecnica di posa tradizionale.

Aneddoti e curiosità

Tra i dettagli che aiutano a leggere la storia senza aprire un libro ci sono i reimpieghi, cioè frammenti scolpiti provenienti da edifici più antichi e inseriti nella muratura. Alcuni bassorilievi sono collocati in posizione visibile, vicino a una monofora. Sopra il concio centrale compare anche una protome, un elemento decorativo isolato che interrompe la regolarità della facciata. La parete frontale resta comunque sobria: poche cornici, una feritoia e una monofora bastano a costruire il disegno. La tipologia della torre in facciata, chiamata clocher-porche (campanile-portico, perché ci passi sotto per entrare), nel territorio lombardo ha pochi confronti diretti, mentre è molto più diffusa in Francia, soprattutto in Borgogna e Alsazia. A Gravedona questo dato si collega a rapporti storici concreti con aree d’oltralpe, anche per la presenza di proprietà del monastero di Reichenau con terreni dati in affitto alla popolazione locale.

Funzione e presenza contemporanea

Il campanile resta in uso come torre campanaria attiva per la parrocchia di Santa Maria del Tiglio. Le campane suonano per le messe festive e per gli eventi della comunità. La posizione centrale in piazza XI Febbraio lo rende un punto di riferimento immediato per orientarsi nell’abitato. Chi arriva dal lungolago lo vede emergere tra i tetti del centro storico, a pochi metri dalla riva del Lario. La base della torre funziona ancora come accesso principale alla chiesa: entrare significa attraversare lo spessore della muratura medievale. Questa soluzione architettonica, il clocher-porche, distingue Santa Maria del Tiglio nel panorama delle chiese romaniche lariane. Il campanile resta visibile da più punti della sponda nord del lago, tra Dongo e Sorico. D’estate, quando il lungolago si riempie, la torre resta un riferimento per le passeggiate nel centro storico.

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