Il campanile del Duomo di Parma

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campanile del Duomo di Parma con la statua dell’Angelo d’Oro

Una statua dorata con una croce in mano guarda Parma da sessantatré metri d’altezza. L’Angelo d’Oro corona il campanile del Duomo, una torre di mattoni rosso scuro che si stacca dalla cattedrale di Santa Maria Assunta e domina piazza Duomo dal 1294. La superficie è tutta mattone a vista, interrotto solo da spigoli di marmo bianco che salgono verticalmente dalla base alla sommità. Quattro fasce orizzontali dividono il fusto, separate da cornici con archetti a sesto acuto in pietra chiara che creano un ritmo regolare lungo tutta l’altezza. Il vescovo Obizzo Sanvitale la fece costruire in dieci anni, tra il 1284 e il 1294, per sostituire un campanile più antico ormai inadeguato. La copertura piramidale a otto lati arrivò dopo, nel Trecento, completata dalla statua in rame dorato alta un metro e quaranta. Quella che si vede oggi è una copia: l’originale quattrocentesco sta al riparo nel Museo Diocesano, protetto dopo secoli esposto agli agenti atmosferici che ne avevano compromesso la conservazione.

Origini e storia

Il cantiere partì nel 1284 su ordine del vescovo Obizzo Sanvitale e si chiuse dieci anni dopo, nel 1294. La torre sostituì un campanile precedente, probabilmente danneggiato o troppo basso rispetto alle nuove esigenze liturgiche. L’intervento si inserì in una fase di trasformazioni più ampie che modificarono anche la facciata della cattedrale, con l’aggiunta del protiro e della loggia centrale che ancora oggi caratterizzano il prospetto principale. Lo stile romanico lombardo domina la costruzione, visibile nell’uso massiccio del mattone e nella scansione orizzontale delle fasce. Gli archetti a sesto acuto e lo slancio verticale rivelano però influenze gotiche già presenti nel cantiere duecentesco, segno di una cultura architettonica aperta alle novità transalpine. Il progetto originale prevedeva un secondo campanile gemello sul lato sinistro della facciata, mai realizzato per ragioni economiche o tecniche che non ci sono note. La copertura a piramide e l’Angelo d’Oro arrivarono dopo il 1336, completando il profilo della torre. La statua fu restaurata nel 1426, nel 1689 e nel 1840, fino alla sostituzione definitiva del 1962 quando l’originale venne messo al riparo.

Forma, materiali e luce

Il mattone a vista rosso scuro copre tutta la superficie, con grana fine e texture leggermente irregolare che si apprezza da vicino. Gli angoli sono rivestiti con blocchi di marmo chiaro che creano linee verticali nette e contrastano con il rosso bruno del cotto. La base quadrata misura circa quattro metri per lato, l’altezza totale sessantatré metri. Quattro fasce orizzontali dividono il fusto, separate da cornici decorate con archetti a sesto acuto in marmo bianco. Ogni fascia è articolata in quattro campi da lesene verticali che corrono parallele agli spigoli. La fascia inferiore ha due finestre rettangolari sul fronte e una porta sul lato destro. La seconda fascia è chiusa, completamente priva di aperture. Sulla terza si aprono piccole bifore su tutti i lati, mentre sul fronte si trova il quadrante circolare dell’orologio. La quarta fascia ospita la cella campanaria. La luce del mattino colpisce il lato est, creando ombre nette. Nel pomeriggio il lato ovest si scalda di riflessi rossastri mentre quello orientale resta in ombra. Sopra, l’Angelo dorato brilla al sole.

Lo spazio circostante

Il campanile si erge sul lato destro della cattedrale, affacciato direttamente su piazza Duomo. Forma un dialogo visivo con il Battistero ottagonale in marmo rosa di Verona che sta a sud e con il Palazzo Vescovile che chiude il lato opposto della piazza. La base si allinea perfettamente con il fronte della cattedrale, creando una continuità architettonica tra i due volumi pur rimanendo fisicamente separati. La piazza si configura come uno spazio raccolto dove la verticalità del campanile contrasta con l’orizzontalità degli edifici bassi che la circondano. I sessantatré metri della torre emergono tra i tetti del centro storico e risultano visibili da vie anche lontane, funzionando come punto di riferimento urbano. Le quattro fasce orizzontali guidano naturalmente lo sguardo verso l’alto, fino alla copertura con l’Angelo dorato. Tra campanile e Battistero ci sono circa venti metri di distanza, sufficienti a lasciare leggibile ogni volume architettonico senza sovrapposizioni visive. L’orientamento segue quello della cattedrale, con l’asse principale est-ovest. La pavimentazione in lastre di pietra unifica visivamente i tre edifici principali della piazza, creando un sistema coordinato che segnala il complesso episcopale anche da distanze maggiori.

Aneddoti e curiosità

Nella cella campanaria suonano sei campane accordate in si bemolle maggiore. La più grande si chiama Bajon e fu fusa nel 1287 da un fonditore pisano che riutilizzò il bronzo di una campana precedente del 1285. La Bajon è stata rifusa più volte tra Cinquecento e Ottocento, l’ultima nel 1962 dal fonditore Paolo Capanni di Castelnovo né Monti. Le sei campane seguono l’accordo cremasco, che corrisponde alle note prima, terza, quinta, ottava, nona e decima della scala diatonica maggiore. Nella notte tra il 21 e il 22 ottobre 2009, alle 2.29 precise, un fulmine colpì la croce dorata tenuta dall’Angelo sulla sommità. Il boato svegliò mezza città e l’orologio della cattedrale si fermò esattamente sull’orario dell’impatto, testimonianza fisica dell’evento. Partì subito un incendio nella copertura, domato dai vigili del fuoco con un’autoscala da cinquanta metri fatta arrivare appositamente da Bologna. L’incidente danneggiò gravemente la copertura trecentesca ma ebbe un effetto inatteso: rivelò sotto il rivestimento in rame ottocentesco la struttura medievale originale in mattoni disposti a forma di petali, rimasta nascosta per secoli sotto gli strati successivi.

L’eredità dal passato

Il fulmine del 2009 ha innescato un importante restauro che si è concluso nel settembre 2015. I lavori hanno consolidato la copertura medievale, ripristinato completamente il rivestimento in rame e ricostruito la struttura lignea di supporto danneggiata dall’incendio. Sono state realizzate quasi quattromila mattonelle nuove nella forma esatta di quelle originali per riprodurre fedelmente il tetto medievale scoperto sotto gli strati più recenti. Il restauro ha riguardato anche i fronti laterali del campanile, con interventi mirati per contrastare il distacco e l’erosione del paramento in mattone e marmo che stavano compromettendo la stabilità strutturale. Il progetto è stato promosso dalla Fabbriceria della Basilica Cattedrale con il contributo della Fondazione Cariparma, della Conferenza Episcopale Italiana e di altri enti locali. L’Angelo d’Oro originale del Quattrocento si trova oggi nel Museo Diocesano, collocato negli ambienti sotterranei del Palazzo Vescovile dove è protetto dalle condizioni ambientali. La copia sulla torre è stata ripristinata dopo i danni del fulmine. Il campanile è oggi visibile nella sua forma completa, con le sei campane che suonano regolarmente per le celebrazioni liturgiche. La torre continua a funzionare come segnale verticale nel paesaggio urbano di Parma, mantenendo il dialogo con la cattedrale romanica e il Battistero.

 

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