Nel 1932 l’Agro Pontino era un’immensa palude malarica. Tre anni dopo, al centro di quei terreni prosciugati, sorgeva una città perfettamente geometrica con piazza ottagonale, strade rettilinee che si irradiavano come raggi e duecento case già abitate. Latina, capoluogo di provincia nel Lazio meridionale, rappresenta la principale Città di fondazione creata durante la bonifica fascista dell’Agro Pontino. La città nacque con il nome Littoria il 18 dicembre 1932 e divenne Latina il 7 giugno 1946. Il Piano Regolatore progettato dall’architetto Oriolo Frezzotti e conservato presso l’Archivio di Stato documenta questa trasformazione: la mappa originale del 1932, scala 1:2000, mostra con colori vividi come le paludi lasciarono il posto a isolati gialli, viali bianchi, giardini verdi e edifici pubblici rossi. I numeri raccontano la velocità dell’operazione: 964 giorni lavorativi, 2.400 metri di strade urbane, 47 edifici pubblici completati entro il 1935.
La mappa colorata del Piano Regolatore del 1932
La mappa del Piano Regolatore di Littoria appesa alle pareti dell’Archivio di Stato colpisce per i colori ancora brillanti dopo novant’anni. Le zone edificate sono segnate in giallo ocra, i giardini pubblici in verde smeraldo, gli edifici pubblici principali in rosso carminio. Al centro della tavola, la piazza ottagonale appare come una stella perfetta da cui partono otto strade: quattro orientate ai punti cardinali e quattro agli angoli intermedi. La legenda in basso a destra elenca ventidue voci classificando ogni funzione urbana: edifici storici, edifici religiosi, case operaie, case per impiegati, case rurali, zone artigianali, zona militare, cinema, mercato coperto, viabilità. In calce alla mappa, sei sezioni trasversali disegnate a china mostrano i profili stradali con marciapiedi, alberature e reti fognarie sotterranee. Il timbro “RAPu” del progettista Oriolo Frezzotti compare in basso accanto alla scala metrica. Ogni lotto residenziale misura esattamente 20 per 30 metri e la piazza centrale occupa 14.000 metri quadrati.
Dalle paludi alla città in mille giorni
Le paludi pontine ricoprivano 75.000 ettari tra Terracina e Cisterna quando nel 1928 il regime fascista avviò la bonifica integrale. I documenti del Consorzio di Bonifica registrano che tra 1928 e 1934 furono scavati 18.000 chilometri di canali, installate 27 idrovore e prosciugati 60.000 ettari. Il terreno bonificato fu suddiviso in poderi di 18 ettari assegnati a famiglie venete, emiliane e friulane. «Le fotografie del cantiere mostrano un paesaggio lunare: fango, zanzare, operai con stivali fino al ginocchio» racconta lo storico locale Giancarlo Pizzuti nel catalogo del museo civico. Il primo edificio di Littoria fu la Casa del Fascio completata in 87 giorni. Seguirono il municipio, la cattedrale, il teatro, le scuole e le case popolari costruite con laterizi prodotti nelle fornaci locali. Il 18 dicembre 1932 Mussolini inaugurò la città davanti a ventimila persone. Oltre a Littoria sorsero Sabaudia nel 1934, Pontinia nel 1935, Aprilia nel 1937 e Pomezia nel 1938, tutte progettate secondo schemi razionalisti.
La piazza ottagonale e il mercato del sabato
Ogni sabato mattina Piazza del Popolo si riempie di banchi che vendono pomodori pontini, carciofi romaneschi, mozzarelle di bufala e formaggi locali. La piazza ottagonale, ribattezzata così nel 1946 dopo essere stata Piazza Littorio per quattordici anni, conserva l’impianto geometrico originale con pavimentazione in basalto e aiuole triangolari agli otto vertici. Il Palazzo Comunale, con la torre alta 32 metri decorata da bassorilievi che celebrano il lavoro agricolo, domina il lato nord. La Prefettura e la Camera di Commercio completano il fronte degli edifici pubblici razionalisti. Sotto i portici di via Diaz, arteria commerciale lunga 800 metri che collega la piazza alla stazione, le vetrine dei negozi occupano gli spazi progettati per le botteghe nel 1932. La città conta oggi 127.000 abitanti, il triplo rispetto ai 42.000 del 1948. Le famiglie che fanno la spesa il sabato sono spesso discendenti dei coloni che novant’anni fa arrivarono dalle regioni del nord per coltivare i campi bonificati.
Il Museo Cambellotti e le opere razionaliste
Il Museo Civico Duilio Cambellotti, ospitato nel complesso dell’ex Opera Balilla, conserva oltre trecento opere dell’artista che decorò molti edifici pubblici di Littoria. Le vetrate policrome della Cattedrale di San Marco, realizzate da Cambellotti tra 1932 e 1933, raffigurano scene della bonifica attraverso figure stilizzate di contadini, operai e animali da lavoro. I pannelli ceramici del Teatro Comunale, sala circolare da 600 posti completata nel 1934, mostrano allegorie delle stagioni e dei mestieri agricoli. Il museo documenta anche la produzione di manifesti, disegni preparatori e bozzetti scenografici. Nelle sale è possibile consultare album fotografici che mostrano Littoria durante la costruzione: operai che posano mattoni, strade ancora sterrate, edifici a metà. Il percorso espositivo include una sezione dedicata all’architettura razionalista con plastici degli edifici principali e pannelli che spiegano i principi costruttivi adottati da Frezzotti. Il museo organizza visite guidate tematiche ogni domenica mattina e laboratori didattici per le scuole. L’ingresso è gratuito.
L’architettura razionalista tra travertino e geometrie
L’impianto urbano progettato da Oriolo Frezzotti utilizza materiali estratti dai Monti Lepini: travertino per le facciate principali, tufo per le murature, basalto per le pavimentazioni stradali. Il Palazzo Comunale presenta una facciata lunga 64 metri scandita da ventiquattro finestre simmetriche e decorata con monumenti scultorei che celebrano il lavoro. La Cattedrale di San Marco, con torre campanaria alta 42 metri, combina elementi classici e moderni attraverso colonne doriche reinterpretate in chiave geometrica. Il Giardino Pubblico, quattro ettari disegnati dal paesaggista Raffaele De Vico nel 1933, alterna viali rettilinei a fontane ornamentali con giochi d’acqua. Le abitazioni del centro storico mantengono le caratteristiche razionaliste: tetti piani, finestre a nastro, balconi lineari, intonaci chiari. Le vie conservano le denominazioni degli anni Trenta dedicate alle regioni italiane: via Emilia, via Umbria, via Toscana, via Veneto. Il tessuto urbano è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al piano del 1932 come dimostrano le ortofotocarte dell’Istituto Geografico Militare.
Da Littoria a Latina: il decreto del 1946
Il 7 giugno 1946 il governo italiano modificò i nomi delle città fondate durante il fascismo. La Gazzetta Ufficiale numero 145 del 29 giugno 1946 pubblicò il decreto che trasformava Littoria in Latina, eliminando il riferimento ai fasci littori. Anche Piazza Littorio divenne Piazza del Popolo e gli edifici che portavano simboli del regime furono rinominati. L’Opera Nazionale Balilla divenne sede di uffici provinciali, la Casa del Fascio fu trasformata in centro culturale. La popolazione, che nel 1946 contava 38.000 abitanti, accettò il cambiamento senza tensioni. Nel 1948 fu eletto il primo consiglio comunale democratico e nel 1950 Latina divenne capoluogo della nuova provincia separandosi da Roma. Il nome deriva dall’antico Latium, territorio che comprendeva l’area pontina prima della conquista romana. Il Comune di Latina conserva negli archivi storici i documenti del passaggio amministrativo e le mappe catastali che registrano le modifiche toponomastiche mantenendo inalterato l’impianto urbanistico originario.

