Maratea, in Basilicata, contraddice l’idea di una regione solo d’interno. Quando si pensa alla Basilicata, vengono in mente i Sassi di Matera, il Pollino, le Dolomiti Lucane, la costa ionica bassa e sabbiosa. Maratea smentisce questo racconto lineare: è l’unico comune lucano affacciato sul Tirreno e concentra circa 32 chilometri di costa, tra il confine campano di Sapri e quello calabrese di Tortora. Falesie calcaree a picco sul mare, calette raggiungibili solo via mare, fondali che ricordano più il versante campano che l’immaginario consueto del sud lucano. Sul Monte San Biagio, a 620 metri di quota, c’è una statua del Cristo Redentore alta 21,13 metri: uno dei simboli più riconoscibili di Maratea. E qui si apre un altro paradosso: il Cristo non guarda il mare. Dà le spalle al Tirreno e fissa l’entroterra, come se anche da quassù Maratea Basilicata volesse restare, prima di tutto, terra lucana.
Maratea Basilicata: 32 chilometri tra Sapri e Tortora
Il comune si sviluppa lungo la SS18 Tirrenica, dal confine con la Campania a nord fino a quello con la Calabria a sud, in un nastro stretto tra montagna e mare. Il territorio supera i 67 chilometri quadrati e include 13 frazioni: Acquafredda, Cersuta, Fiumicello, Porto, Marina di Maratea, Castrocucco, oltre al borgo storico in collina. La costa alterna falesie calcaree, calette di ciottoli e piccoli arenili, con fondali che scendono rapidamente: in alcuni punti bastano poche bracciate per perdere il fondo. I greci dell’antichità chiamavano questo tratto Thea maris, la Dea del mare. Geologicamente Maratea appartiene alla stessa formazione carbonatica del Cilento e dell’Appennino calabro-lucano. Da qui le grotte marine — del Sogno, delle Colonne, dei Pipistrelli, del Dragone — e l’isolotto di Santo Janni, dove i fondali hanno restituito reperti romani legati al commercio del garum. Tredici frazioni per trentadue chilometri: la matematica non torna, ma la geografia sì.
Il Cristo di Maratea in Basilicata
La leggenda dice che il Cristo guarda l’entroterra perché benedice la Basilicata, lasciando il mare al Mediterraneo. La storia documentata è più concreta. La statua fu commissionata dal conte Stefano Rivetti, industriale tessile biellese trasferito a Maratea negli anni Cinquanta, e realizzata dallo scultore fiorentino Bruno Innocenti. Fu installata nel 1965, in cemento bianco e scaglie di marmo di Carrara, sulla sommità del Monte San Biagio. L’orientamento dipende dalla morfologia del monte e dalla posizione della Basilica di San Biagio, che sorge ai piedi della statua. Le braccia aperte misurano 19 metri. Il volto è largo 3 metri. Nel 2021 il Cristo di Maratea è stato gemellato ufficialmente con quello di Rio de Janeiro: un riconoscimento che ha rafforzato la notorietà internazionale del monumento. Per informazioni turistiche e aggiornamenti sul territorio, si possono consultare anche il Comune di Maratea e l’APT Basilicata. Il Cristo di Rio è più alto; quello di Maratea, però, domina uno dei punti panoramici più insoliti del Mezzogiorno.
Il borgo, il porto, le 44 chiese
Il borgo storico sta in collina, a circa 300 metri sul livello del mare. Vicoli stretti, case dai colori tenui, piazzette disposte su quote diverse. Il nucleo più antico si trova in via Capocasale, con le prime abitazioni datate tra il 1200 e il 1300. Maratea è soprannominata «la città delle 44 chiese»: tra cappelle, edicole votive e chiese vere e proprie, il numero supera la quarantina in un comune di poco più di 5.000 abitanti. La più antica è la Chiesa di San Vito, databile tra l’XI e il XIII secolo. Santa Maria Maggiore conserva un coro ligneo quattrocentesco e un campanile rivestito in maioliche verdi e gialle. Il porto, qualche tornante più sotto, è uno degli approdi turistici più frequentati del Tirreno meridionale, con oltre 200 posti barca.
Dai Greci ai Saraceni, una costa fortificata
L’archeologia subacquea a Santo Janni ha restituito anfore, vasche per la salatura del pesce e scarti di lavorazione del garum: la salsa di pesce fermentato che riforniva i mercati romani transitava anche da qui. I reperti sono esposti nella mostra Dal mare alla terra, nelle sale di Palazzo De Lieto. La cittadella sul Monte San Biagio, di cui restano poche tracce, era abitata già in età altomedievale, probabilmente su un insediamento romano preesistente. Tra l’VIII e il IX secolo le incursioni saracene spinsero gli abitanti a costruire torri costiere di avvistamento lungo la scogliera: Apprezzami l’asino, Crivi, Acquafredda, Filocaio, Santavenere, Caina. I nomi sopravvivono. Le torri, quasi tutte no. A Castrocucco resta il rudere di un castello sottoposto a vincolo monumentale.
Maratea Basilicata tra cucina di mare e prodotti locali
Il prodotto più caratteristico è il giglio di Maratea, un peperoncino rosso dalla forma allungata coltivato nelle frazioni collinari, essiccato e macinato come polvere piccante leggera. Tra i piatti ricorrenti ci sono i lagane e ceci — pasta lunga di grano duro con ceci e olio del Pollino — e le alici salate lavorate nelle marinerie del Tirreno. Compaiono anche la melanzana rossa allungata, la treccia di Massa di Maratea e il caciocavallo podolico. Il marchio comunale «Maratea De.Co.» tutela i prodotti identitari del territorio. Sotto sale, capperi e alicicocculi completano un repertorio gastronomico che tiene insieme costa e collina. Anche a tavola, Maratea Basilicata sfugge alle definizioni troppo semplici: non è soltanto mare e non è soltanto entroterra, ma un equilibrio mobile tra i due.
Maratea Basilicata tra residenti e turismo
Maratea conta circa 5.000 residenti stabili, distribuiti tra borgo storico e frazioni costiere. In estate la popolazione si moltiplica: le presenze turistiche annuali superano le 500.000, concentrate soprattutto tra giugno e settembre. Cento turisti per ogni residente. La festa patronale di San Biagio si celebra la seconda domenica di maggio e dura quattro giorni: la statua del santo viene rivestita di un manto color porpora, secondo una tradizione che la memoria locale fa risalire al 732, anno in cui le reliquie sarebbero giunte dall’isolotto di Santo Janni. La processione scende dalla Basilica fino al borgo storico. Per capire perché Maratea Basilicata rappresenti un’eccezione nel racconto regionale, basta confrontarla con altri paesaggi simbolo della Basilicata, dai Sassi di Matera alle Dolomiti Lucane, fino ai borghi di roccia come Castelmezzano e ai paesaggi del Vulture raccontati nel silenzio di Monticchio. È questo contrasto a rendere Maratea diversa dal resto della regione: non un’eccezione estranea, ma una sua variante inattesa e perfettamente lucana.

