Il campanile di San Lorenzo a Viterbo

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La Basilica di San Lorenzo a Viterbo illuminata all’ora blu, con la facciata in pietra chiara, il campanile romanico a fasce bianche e scure e la piazza lastricata nel centro storico della città laziale

Il campanile della Cattedrale di San Lorenzo sorge separato dalla chiesa, come torre autonoma, sul Colle del Duomo a Viterbo. Misura circa 44 metri ed è visibile da quasi ogni punto del centro storico. Il rivestimento è in marmo bianco e peperino grigio-azzurro, alternati in fasce orizzontali: una scelta che alleggerisce la mole della muratura e distingue la torre dagli altri edifici del quartiere medievale. Fu progettato come struttura isolata per garantire stabilità su un terreno scosceso e visibilità a 360 gradi. Il profilo bicolore è uno dei più riconoscibili della Tuscia laziale, al confine tra Lazio, Toscana e Umbria, riconducibile alla tradizione senese delle facciate a fasce portata a Viterbo dalle maestranze toscane nella seconda metà del XIV secolo.

Origini e fasi costruttive

Sotto le fondazioni il sito ha radici più antiche: le ricerche hanno identificato le tracce di un tempio dedicato a Ercole e strutture di epoca catacombale. La fisionomia attuale risale alla seconda metà del XIV secolo, quando Viterbo era stata sede di storici conclavi e la cattedrale necessitava di un segnale visivo adeguato al suo peso ecclesiastico. Le maestranze senesi portarono la tecnica della decorazione a fasce alternate, la stessa usata nei grandi cantieri toscani del Due e Trecento. La torre fu costruita come corpo isolato: stabilità sul terreno inclinato del colle, visibilità ampia sul territorio. La scelta si rivelò decisiva. Nel corso di sei secoli la struttura non ha subito cedimenti significativi, sopravvivendo a terremoti, lotte di fazione e ai bombardamenti del 1944.

Forma, materiali e caratteristiche

La base è cieca e massiccia, in peperino grezzo. Salendo, la parete si apre progressivamente: monofore al primo ordine, bifore al secondo, trifore con esili colonnine marmoree alla cella campanaria. Questo svuotamento progressivo riduce il carico strutturale e diffonde il suono delle campane verso la valle. I filari alternati di marmo bianco e basalto scuro rendono la superficie più leggera di quanto la sezione trasversale farebbe supporre. La struttura si chiude con una cuspide piramidale e pinnacoli laterali. Sono circa 44 metri di muratura compatta che si restringe salendo. Nessun elemento decorativo superfluo: ogni scelta formale risponde a una necessità costruttiva precisa.

Eventi storici e trasformazioni

La torre ha attraversato sette secoli di storia viterbese, dalle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline alle requisizioni del periodo napoleonico. La prova più dura arrivò nel 1944: un bombardamento alleato centrò la Cattedrale, la navata destra fu sventrata, ampie parti del complesso dovettero essere ricostruite. Il campanile rimase in piedi. La struttura isolata e il basamento massiccio avevano attutito le vibrazioni meglio delle parti più leggere della chiesa. È l’unico elemento del complesso a conservare la “pelle” trecentesca quasi intatta. I restauri successivi hanno consolidato il rivestimento lapideo, preservando il contrasto tra il marmo chiaro e il peperino scuro.

Aneddoti e curiosità

Guardando i blocchi inferiori si riconoscono frammenti di epigrafi e fregi romani incastrati nella muratura medievale: è il reimpiego, pratica diffusa nella Tuscia, dove i resti dei templi pagani venivano riutilizzati come materiale da costruzione. Il “Campanone” scandiva per secoli non solo le messe, ma il coprifuoco e le esecuzioni capitali in piazza. Circolava la credenza che il suono delle campane benedette di San Lorenzo potesse disperdere le nubi di grandine, proteggendo i vigneti della valle. I cronisti medievali lo chiamavano il “faro della Tuscia”: non per la luce, ma perché guidava i pellegrini verso il Palazzo Apostolico.

Funzione e presenza contemporanea

Oggi il campanile è parte del percorso dei monumenti del Colle del Duomo, gestito tra la Diocesi e le istituzioni museali locali. L’accesso alla sommità è spesso limitato per ragioni conservative. Riconosciuto Monumento Nazionale, è sottoposto alla sorveglianza della Soprintendenza. I blocchi romani alla base, le bifore del secondo ordine, la cuspide che chiude il profilo: ogni elemento è ancora dove fu posato tra il 1360 e il 1390. Pochi edifici medievali della Tuscia hanno conservato questa continuità materiale attraverso sette secoli di storia, terremoti e bombardamenti. Il campanile di San Lorenzo resta il riferimento visivo del centro storico di Viterbo: lo era nel Trecento, lo è ancora oggi.

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