Nell’XI secolo, quando i Normanni cominciarono a presidiare gli accessi appenninici del regno meridionale, lo sperone roccioso sopra Summonte era già occupato da una struttura di avvistamento. Il borgo si trova in Campania, in provincia di Avellino, sul versante meridionale del Parco Regionale del Partenio, in posizione che controlla il passaggio tra la piana campana e le valli interne dell’Irpinia. La torre cilindrica visibile oggi è però angioina: fu ricostruita nel XIII secolo sotto la dominazione della dinastia d’Angiò, che trasformò la vedetta normanna in un mastio circolare. Misura circa 16 metri di altezza, con mura spesse oltre due metri.
Origini e fasi costruttive
La necessità di sorvegliare la direttrice tra la piana campana e l’entroterra irpino portò alla fortificazione di questo sperone roccioso già in epoca normanna, nell’XI secolo. Fu però sotto gli Angiò, nel XIII secolo, che la torre assunse la forma circolare attuale: i feudatari locali la fecero ricostruire come mastio centrale di un sistema difensivo più ampio, adeguandola all’evoluzione delle tecniche d’assedio. La pietra calcarea chiara del Partenio è il materiale dominante, lavorata con una tecnica che privilegia la compattezza della massa rispetto alla rifinitura delle superfici.
Forma, materiali e caratteristiche
La sagoma è cilindrica, su un basamento scarpato che aumenta la stabilità contro i colpi delle macchine da guerra. Le mura superano i due metri di spessore. La sommità è coronata da beccatelli e merlatura. La pietra calcarea del Partenio dà alla struttura una tonalità calda, quasi ocra in certe ore della giornata. All’interno, una scala a chiocciola scavata nello spessore murario collega i livelli senza interrompere la continuità difensiva della massa lapidea. L’accesso originario non era al piano terra: si entrava tramite scale retrattili ai piani superiori. Il mastio poteva resistere autonomamente anche dopo la caduta delle mura esterne.
Eventi storici e trasformazioni
La torre subì diversi assedi durante le lotte tra fazioni nobiliari nel Regno di Napoli. Nei secoli successivi cambiò funzione: da presidio militare a residenza, poi a simbolo civico. Un restauro alla fine del XX secolo ha recuperato la stabilità del mastio, compromessa dal tempo e dai sismi che hanno colpito più volte l’area irpina. I lavori hanno permesso di riconvertire gli spazi interni: oggi la torre ospita percorsi museali sulla storia del territorio.
Aneddoti e curiosità
Summonte è tra i borghi certificati dall’associazione I Borghi più Belli d’Italia dal 2001, riconoscimento legato anche alla conservazione di questo mastio, considerato uno dei migliori esempi di architettura angioina in Irpinia. Le cronache narrano che dalla cima, in giornate limpide, fosse possibile scambiare segnali visivi con le torri vicine, costruendo una rete di comunicazione su decine di chilometri. L’assenza di porte al piano terra non era una dimenticanza progettuale: era una scelta difensiva deliberata, documentata in molti castelli angioini del Meridione.
Funzione e presenza contemporanea
La vista dalla sommità spiega ancora oggi perché fu scelto questo punto: tutti gli accessi alla valle restano sotto controllo visivo, senza angoli ciechi. La torre è sede del Museo Civico ed è aperta come polo del turismo culturale irpino. Tutelata dal Ministero della Cultura come Monumento Nazionale, è la struttura medievale meglio conservata del territorio di Avellino. Chi sale i gradini interni percorre lo stesso itinerario dei difensori medievali: le stesse pietre, la stessa luce filtrata dalle feritoie, lo stesso panorama sulla valle.

