Nel centro di Cortina d’Ampezzo la struttura storica e la conformazione alpina delle strade hanno sempre richiesto attenzione a chi si muove con ausili. Lastre irregolari, pendenze e ingressi rialzati — spesso pensati per gestire la neve in inverno — rendevano il percorso meno lineare rispetto agli standard di accessibilità più recenti. In vista delle Olimpiadi 2026 il cuore della cittadina è stato oggetto di un intervento mirato. Non si è trattato di aggiungere rampe metalliche o soluzioni provvisorie, ma di ripensare la pavimentazione con materiali locali lavorati su misura, raccordando livelli e superfici senza alterare il carattere storico del luogo. Mantenere l’estetica secolare mentre si aggiornava la funzione urbana è stata la sfida progettuale più delicata. Il risultato non è ancora definitivo in alcuni tratti secondari, ma il percorso principale è già percorribile e verificabile da chiunque voglia testarlo con ausili.
La nuova pavimentazione: fughe a 5 mm e pendenza al 3%
La pavimentazione del Corso è stata sostituita con pietra locale lavorata a tagli laser di alta precisione. Le fughe tra i blocchi sono ridotte a meno di 5 mm: una differenza concreta per chi usa ausili manuali o ha ipersensibilità motoria. La pendenza del Corso principale si mantiene entro il 3%, sufficiente per una sosta prolungata davanti alle vetrine senza dover azionare continuamente i freni. Muoversi su questa superficie non richiede attenzione costante al terreno: ci si può permettere di guardare le cime. I blocchi sono stati posati su massetto drenante che impedisce il ristagno d’acqua nei giunti — uno dei principali fattori di degrado che portava alla sconnessione delle lastre. La resistenza al gelo è certificata fino a –25°C. Per chi viaggia con una carrozzina, questo tipo di pavimentazione cambia il modo in cui si vive la passeggiata nel borgo.
Negozi e palazzi pubblici: ingressi a 90 cm e piattaforme a scomparsa
Molti esercizi commerciali hanno integrato soluzioni di accesso quasi invisibili: rampe interne nel design dell’arredo, piattaforme idrauliche a scomparsa che si allineano al marciapiede quando servono e spariscono quando non sono necessarie. Gli ingressi principali dei palazzi pubblici sono stati portati a larghezza utile di 90 cm, con maniglie a leva a 85 cm da terra, azionabili anche da chi ha mobilità ridotta delle mani. Il sagrato della chiesa — punto di ritrovo storico della comunità — è raggiungibile tramite un piano inclinato laterale che riprende cromaticamente la muratura esistente: largo 120 cm e pendenza al 6%. La differenza tra una soluzione integrata e una aggiunta si vede: le prime non richiedono di deviare, cercare l’entrata secondaria, chiedere dove si trova la rampa. Cortina sta imparando a risolvere il problema prima che il visitatore lo incontri.
Illuminazione e arredo urbano: i dettagli per chi ha ipovisione
Il rinnovamento ha riguardato anche l’illuminazione e l’arredo urbano. I nuovi corpi luce a LED garantiscono illuminazione uniforme a non meno di 80 lux lungo il Corso, senza zone d’ombra o abbagliamenti diretti — critico per chi ha ipovisione o difficoltà di adattamento al buio. Le panchine hanno altezze di seduta differenziate tra 44 e 48 cm e braccioli laterali per facilitare l’alzata senza assistenza. Cestini e fioriere sono stati riposizionati fuori dal percorso tattile centrale, eliminando gli ostacoli per chi segue la linea podotattile con il bastone. La segnaletica turistica è integrata con codici Braille e QR code che attivano guide audio multilingua, scaricabili anche offline. Non è necessario chiedere assistenza per orientarsi nel borgo: ogni pannello informativo è leggibile in autonomia da chi ha disabilità visiva. Piccoli accorgimenti che cambiano la qualità dell’esperienza per una fascia di visitatori spesso trascurata nei piani di accessibilità.
Le piazze minori: zone di calma e fontane avvicinabili
Le piazze minori di Cortina sono state trasformate in zone a traffico veicolare escluso con aree orizzontali ampie e pavimentazione accessibile raccordata al livello del Corso. Le fontane storiche sono state rese avvicinabili con piccoli raccordi in pietra che permettono di accostarsi al getto d’acqua anche rimanendo seduti, senza dover scendere da un gradino o superare un cordolo. Lo spazio di manovra attorno alle fontane è stato portato a 150×150 cm su tutti i lati. Questi interventi parlano di accessibilità in senso ampio: non solo percorribilità, ma possibilità di fermarsi, socializzare, usare uno spazio pubblico senza dover calcolare ogni spostamento. È questo il dettaglio che spesso manca nelle trasformazioni che si fermano ai requisiti minimi di legge. La qualità delle relazioni che si instaurano in uno spazio dipende anche da quanto è comodo starci fermi, non solo passarci.
Il punto critico: ghiaccio e manutenzione invernale
La trasformazione di Cortina è replicabile in altri borghi alpini delle Dolomiti per due ragioni concrete: i materiali usati sono locali, rispettano le linee storiche e non richiedono manutenzione straordinaria. La scelta dei tagli laser per il pavé ha garantito percorribilità senza rinunciare all’aspetto tradizionale. Rimane però un punto critico che nessuna soluzione tecnica risolve completamente: la pulizia delle superfici durante i mesi invernali. Anche il miglior pavé in pietra locale diventa una barriera se coperto da ghiaccio o neve non rimossa entro 2-3 ore dalla caduta. L’organizzazione dei Giochi prevede un piano di manutenzione potenziato con squadre operative h24 per tutto il periodo paralimpico. La tenuta nel lungo periodo, invece, dipende dalla gestione comunale ordinaria e dalle risorse che il Comune di Cortina deciderà di mantenere attive dopo la chiusura delle Paralimpiadi.
Per chi è praticabile oggi e domani
Grazie ai giochi olimpici 2026, il centro storico di Cortina ha superfici più percorribili, spazi più usabili, accessi agli edifici storici finalmente a norma. Non è il punto d’arrivo: è il livello minimo da cui partire. Sul tracciato principale di Corso Italia, dal parcheggio di via del Mercato fino alla chiesa parrocchiale, chi usa una carrozzina manuale o elettrica percorre l’intero tragitto in autonomia senza ostacoli di larghezza o pendenza. Chi ha una carrozzina elettrica con autonomia inferiore a 15 km verifichi la carica prima di spingersi verso Pocol o Zuel, dove i punti di ricarica non rientrano ancora nella rete olimpica. Per chi usa deambulatori o ausili leggeri, nessun gradino sul percorso principale e panchine con braccioli ogni 80 metri circa. Resta un’avvertenza concreta per i mesi invernali: la pietra locale trattiene il gelo più a lungo dell’asfalto, e i tratti in ombra tra via Cantore e il sagrato possono ghiacciarsi anche dopo una giornata di sole. I ramponi da scarpa rimangono il consiglio più utile che si possa dare.

