Da Asiago il margine della conca sembra sempre vicino, e invece arretra dietro prati, boschi e strade che tengono aperto l’orizzonte. Il centro è a 1.001 metri, ma non ha l’aspetto di un paese aggrappato alla montagna: occupa un piano ampio, circondato da rilievi che arrivano a 2.336 metri. È questa forma, più ancora dell’altitudine, a dare ordine a un itinerario di tre giorni. Il primo resta nella città ricostruita e sale appena al Leiten; il secondo si sposta verso Canove e Camporovere, seguendo la ferrovia scomparsa e una strada militare; il terzo attraversa la conca fino a Gallio e risale verso Campomuletto. La Grande Guerra torna in ogni giornata, ma senza diventare l’unico soggetto. A interessare sono le tracce che ha lasciato nello spazio: un Municipio rifatto in marmo, un sacrario appena sopra le case, una stazione diventata museo, un forte ottocentesco e un sentiero contemporaneo nel bosco.
Asiago nella conca ricostruita
Il primo giorno comincia da Corso IV Novembre, dove Asiago mostra subito la propria scala urbana. Le strade sono più larghe di quanto ci si aspetti a questa quota; le piazze si susseguono senza stringersi e i fronti edilizi lasciano entrare le dorsali nelle prospettive. Non è un effetto casuale. Durante la Prima guerra mondiale Asiago e gli altri centri dell’altopiano furono quasi completamente distrutti, e l’abitato attuale appartiene in larga parte alla ricostruzione. Per questo conviene leggere il centro per ciò che è, senza cercare un tessuto medievale sopravvissuto. Tra Piazza Giovanni Carli e Piazza II Risorgimento emergono edifici civili novecenteschi, facciate isolate, marciapiedi larghi e un rapporto insolitamente diretto con i prati. L’automobile qui non serve: le distanze sono brevi e la città si comprende meglio attraversandola a piedi. Sopra i tetti, il colle Leiten resta visibile quasi continuamente. Prima di salirvi, però, il percorso si ferma davanti al Municipio, perché la storia più antica dell’altopiano è rimasta soprattutto nelle istituzioni e nei loro simboli.
La Reggenza dentro il Municipio
Il Municipio occupa Piazza II Risorgimento n. 6 e concentra in un solo edificio due tempi diversi di Asiago. Fu sede della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, governo autonomo esistito dal 1310 al 1807, ma il palazzo storico venne distrutto durante la guerra. L’edificio attuale nasce dal progetto di Vittorio Invernizzi, scelto nel 1922; la prima pietra fu posata il 6 luglio 1924. Il marmo locale bianco e rosso, la torre campanaria e il leone di San Marco ricostruiscono un’autorità civile che la città aveva perduto insieme alle proprie murature. Nella sala consiliare è conservato il dipinto della dedizione a Venezia, mentre sulla facciata occidentale compaiono gli stemmi dei Sette Comuni. La federazione si legò alla Serenissima nel 1404, mantenendo privilegi e forme di autogoverno. È un passaggio decisivo per il resto del viaggio: Canove e Camporovere appartengono oggi a Roana, Gallio è un comune autonomo, ma tutti fanno parte di una geografia comunitaria molto più antica della fortuna turistica di Asiago. Dal Municipio si esce verso est; in pochi isolati le case si diradano e il Leiten prende il centro della prospettiva.
Il Leiten e la città sotto
Viale della Vittoria accompagna verso il Sacrario Militare del Leiten senza un vero cambio di paesaggio: il monumento è a 1.058 metri, appena 57 sopra il centro. Progettato da Orfeo Rossato e ultimato nell’ottobre 1936, l’ossario custodisce i resti di 54.286 caduti italiani e austro-ungarici della guerra 1915-1918, oltre a tre caduti del secondo conflitto mondiale. Più di trentatremila sono ignoti. La scala architettonica è opposta a quella delle fortificazioni che verranno dopo: una cripta quadrata, gallerie assiali e un grande quadriportico costruiscono un monumento unitario, pensato per ricomporre le sepolture disperse nei cimiteri di guerra dell’altopiano. La visita richiede attenzione alle aperture. Nell’estate 2026 il Ministero della Difesa segnala il Sacrario aperto con limitazioni, dal martedì alla domenica, 09:00-12:00 e 14:00-17:00; il lunedì è chiuso e il 15 agosto non apre. Per un itinerario pubblicato alla vigilia di Ferragosto è un dettaglio sostanziale. Tornando verso Asiago, la vicinanza fra ossario e case rende evidente quanto il fronte sia rimasto dentro la geografia quotidiana.
Canove nell’ex stazione
Il secondo giorno prende la direzione opposta e raggiunge Canove di Roana. Il comune di Roana non ha un unico centro compatto: è formato da sei frazioni, e Canove ne ospita la sede municipale. Qui l’ex stazione ferroviaria contiene il Museo Storico della Grande Guerra 1915-1918, nato nel 1974. La scelta dell’edificio vale quasi quanto le collezioni. Una stazione apparteneva alla geografia civile dell’altopiano, fatta di partenze, merci e collegamenti con la pianura; oggi quattordici sale e circa seicento metri quadrati di esposizione raccontano il momento in cui quella stessa geografia venne trasformata dal fronte. Il museo conserva circa 8.500 reperti e oltre duemila fotografie, insieme a uniformi, armi, carte, lettere ed effetti personali raccolti sui campi di battaglia. Nell’estate 2026 è aperto ogni giorno fino al 6 settembre, dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:30; le ultime entrate sono alle 12:00 e alle 18:00. Il biglietto intero costa 7 euro. Uscendo, il viaggio cambia ancora registro: pochi chilometri separano la stazione dalla strada che sale sopra Camporovere.
La salita da Camporovere
Camporovere è a 1.056 metri, quasi alla stessa quota del Leiten. La differenza arriva subito oltre le ultime case, dove la vecchia strada militare si infila nel bosco e prende quota con tornanti regolari. Da qui al Forte Interrotto ci sono circa 4 chilometri a piedi; l’arrivo è a 1.392 metri, quindi il guadagno complessivo supera di poco i 330 metri. È una distanza adatta al pomeriggio, soprattutto dopo la visita al museo di Canove, e consente di leggere il tracciato senza trasformarlo in una lunga escursione. La carreggiata è stretta e conserva una logica militare evidente: pendenze costanti, scarpate tagliate nel versante, pochi punti in cui la vista si apre davvero. Non fu costruita per offrire panorami, ma per servire la caserma e controllare dall’alto la Val d’Assa, principale collegamento storico verso il mondo asburgico. Anche la storia del comune di Roana passa da qui: dopo l’offensiva del 1916, Camporovere rimase a ridosso della linea imperiale, mentre Canove restò in territorio italiano. Percorrere la strada significa quindi passare, nel giro di un pomeriggio, dalla retrovia raccontata nel museo a un punto direttamente inserito nel sistema del fronte.
L’Interrotto sopra la Val d’Assa
Il Forte Interrotto appare fra gli alberi con un aspetto che può trarre in inganno. Non è uno dei forti corazzati in cemento costruiti alla vigilia della guerra, ma una caserma difensiva della seconda metà dell’Ottocento, documentata intorno al 1883. È interamente in pietra, con pianta rettangolare, fossato e due torri poste in diagonale. Il corpo principale misura circa 50 per 35 metri; il fossato è largo quattro e profondo mediamente cinque, mentre le torri raggiungevano circa 23 metri. Lungo il perimetro si aprivano 245 feritoie per fucili e dieci aperture maggiori per piccoli pezzi d’artiglieria. Questi numeri spiegano meglio di qualsiasi paragone il carattere dell’edificio: una costruzione massiccia, ancora legata alla fortificazione ottocentesca, precedente di circa trent’anni alle opere di Verena, Campolongo e Corbin. Il 27 maggio 1916 venne occupato dalle truppe austro-ungariche e rimase in loro mano fino alla fine del conflitto, diventando soprattutto un osservatorio verso le posizioni italiane. Dal bordo della struttura la Val d’Assa restituisce il motivo della sua posizione. Il rientro segue la stessa strada verso Camporovere, con la conca che torna a comparire fra gli alberi.
Gallio verso Campomulo
Il terzo giorno attraversa la conca verso est e cambia ancora rapporto con la montagna. Gallio, Ghèl in lingua cimbra, appartiene allo stesso piano centrale di Asiago e Roana, ma le strade verso le Melette e Campomulo fanno salire rapidamente oltre il tessuto abitato. Qui conviene lasciare in secondo piano l’idea della vetta. Il paesaggio interessante è quello intermedio: pascoli, margini forestali, malghe e strade che collegano il paese alle quote utilizzate stagionalmente. Campomulo è uno dei nodi di questo sistema e offre un punto di partenza preciso per l’ultima parte dell’itinerario. Dal rifugio base, il percorso segnalato verso Campomuletto misura circa 2,5 chilometri; chi preferisce ridurre la camminata può raggiungere Campomuletto anche in automobile. La scelta cambia il ritmo, non la destinazione. A piedi il passaggio dai prati al bosco avviene gradualmente e rende leggibile la continuità fra spazio produttivo e spazio forestale; in auto si conserva più tempo per il sentiero tematico. In entrambi i casi, l’ultima tappa comincia dove l’orizzonte si chiude e le installazioni sostituiscono i grandi monumenti incontrati nei giorni precedenti.
Il bosco di Campomuletto
Il Sentiero del Silenzio – Porta della Memoria è un anello di circa 1,5 chilometri nel bosco di Campomuletto. Questa misura corregge un equivoco frequente: i cinque chilometri citati in alcune escursioni comprendono tratti di avvicinamento, non il solo percorso delle installazioni. Lungo l’anello compaiono dieci opere contemporanee, realizzate con materiali come pietra, bronzo e acciaio corten. Pace ritrovata, Lettere, Labirinto nero e Gli Immortali non ricostruiscono una trincea e non simulano il campo di battaglia. Intervengono su radure, tronchi e margini del sentiero, usando il bosco come parte dell’opera. Il percorso venne inaugurato nel 2008, novant’anni dopo la fine della guerra. È un finale efficace proprio perché riduce la scala. Ad Asiago la memoria occupava un colle e un edificio monumentale; a Canove riempiva quattordici sale; all’Interrotto coincideva con una fortezza. Qui resta affidata a una camminata breve, senza bisogno di aggiungere altre tappe. Dal rifugio Campomuletto si torna verso Gallio e quindi ad Asiago. Quando la conca riappare, dopo tre giorni, non è più soltanto uno spazio aperto: contiene i diversi modi in cui questo territorio è stato abitato, difeso, distrutto e ricostruito.







Dopo Tragara il primo riferimento architettonico è 











